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Grecia domenica al voto. Salgono neonazisti e comunisti

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Giuseppe Timpone

Non solo Francia. Mentre tra due giorni saremo tutti impegnati a verificare chi abbia vinto le elezioni presidenziali in Francia tra Nicolas Sarkozy e François Hollande, anche un altro stato dell’Unione Europea e dell’Eurozona si accinge a votare nello stesso giorno e si tratta, niente di meno, che dell’epicentro del violenta sisma finanziario degli ultimi due anni, che ancora oggi rischia di fare andare a carte 48 l’unione monetaria europea. Parliamo della Grecia.

Dopo soli sei mesi di governo tecnico, guidato dal premier Lucas Papademos, i greci hanno deciso di sbarazzarsi presto dell’ombra dei tecnici, con il Parlamento assediato per settimane da migliaia di manifestanti inferociti contro la richiesta di così forti sacrifici.

Il Paese si trova al suo quinto anno consecutivo di recessione e nel 2012 il pil dovrebbe scendere di altri 5 punti percentuali. Le tasse sui redditi, sui consumi e i beni immobili sono salite alle stelle e sono in tanti che quest’inverno hanno consegnato le targhe dell’auto agli uffici della motorizzazione, perché non più in grado di mantenere un veicolo, sia per l’esosità del prezzo della benzina, sia anche per l’esplosione della tassa di bollo. Una situazione a tratti simili a quella dell’Italia, ma molto più drammatica e radicale. Qui, gli stipendi pubblici sono stati già tagliati del 20% e si prevede un ulteriore taglio di una percentuale simile, che riguarderà anche il settore privato. Un malcontento sociale fortissimo, accompagnato da scene di guerriglia urbane, che sono sfociate nelle principali piazze del Paese, prima che fosse sciolto il Vulì, il Parlamento di Atene.

E così i partiti politici hanno deciso di arrendersi all’evidenza e di tornare al voto anticipato. E domenica assisteremo con certezza a un vero terremoto politico, con l’ingresso in Parlamento di circa una decina di partiti, contro i cinque attuali, e il tracollo delle due maggiori formazioni, che hanno guidato la Grecia sin dalla fine del regime dei Colonnelli: i socialisti del Pasok e i conservatori di Nea Dimocratia.

A fare maggiormente le spese della rivolta popolare contro le politiche di austerità saranno i socialisti, che ricorderanno con amarezza il 44% ottenuto solo nell’ottobre 2009. I sondaggi assegnano al Pasok il 18%, che stando a come sono andate le cose dovrebbe essere considerato un successone. A febbraio, gli stessi sondaggi accreditavano i socialisti di non oltre il 10%.

A vincere dovrebbero essere i conservatori, guidati da Antonis Samaras, ma con solo il 22% dei consensi. Basti pensare che due anni e mezzo fa, pur perdendo le elezioni e il governo, gli stessi avevano ottenuto il 35%.

Ma a fronte di tale tracollo, chi si avvantaggerà delle elezioni? Le intenzioni di voto espresse nelle varie rilevazioni non lascerebbero dubbi. Avanzano fortemente l’estrema sinistra anti-capitalista e la destra radicale e neo-nazista.

Il partito stalinista KKE sarebbe dato al 9%, mentre un altro 9% dovrebbe andare a Syriza, la coalizione della ultra-sinistra, che sarebbe l’equivalente di Sinistra e Libertà in Italia. Insomma, alla sinistra del Pasok ci sarebbero più voti che nello stesso partito socialista.

Spostandoci sul versante opposto, troviamo due formazioni principali. La prima è il Laos, che rappresenta la destra radicale ellenica, accreditata intorno al 3% circa, la soglia minima per potere entrare in Parlamento. Malgrado il partito abbia goduto di maggiori consensi nei mesi scorsi, esso paga lo scotto di avere sostenuto il governo tecnico fino agli inizi di febbraio, quando ritirò il suo appoggio, non votando gli ultimi provvedimenti del Memorandum europeo.

La formazione molto più radicale e forse inquietante è Alba Dorata. Sono considerati neonazisti, sebbene i suoi esponenti preferiscano definirsi “nazionalisti greci”. Il programma di questo partito prevede la chiusura delle frontiere con anche l’impiego di mine e filo spinato, per non fare entrare immigrati irregolari; espulsione dei clandestini, ma anche degli immigrati regolari; pene durissime ed esemplari contro i politici corrotti e giro di vite contro la criminalità.

Il tema anti-politico avrebbe fatto breccia tra gli elettori, tanto che i sondaggi assegnano ad Alba Dorata il 5% dei consensi, più che sufficienti ad entrare in Parlamento, contro l’appena 0,23% ottenuto alle scorse elezioni.

E’ ovvio che un siffatto Parlamento non sarà gestibile, tanto che si parla già di ipotesi di Grande Coalizione tra conservatori e socialisti, gli unici in grado di tentare ad ottenere una maggioranza, anche risicata, rispettando gli impegni assunti con l’Europa.

E sullo sfondo, infatti, gravano le misure per 11 miliardi che il governo ha promesso a Bruxelles e che devono essere varate, se si vuole evitare il default. Si tratta di altri tagli e forse aumenti di tasse e imposte, destinati a suscitare ulteriore indignazione popolare.

L’alternativa a una Grande Coalizione, se questi saranno i risultati, sarebbe il caos. E proprio per questo, da lunedì potremmo subire una seconda ondata di turbolenze finanziarie, frutto delle elezioni di Grecia e Francia, che avranno portato nell’un caso al governo un’incognita politica e nell’altro un oppositore dell’austerity di Frau Merkel; quest’ultima ritenuta l’unica soluzione possibile per gli investitori. Teniamoci forti e allacciamo le cinture!

 

 

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