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Categorie: News

Frutti tropicali: il rambutan

Published by
Lucrezia Liuzza

Il rambutan è il frutto di una pianta arborea che appartiene alla famiglia delle Sapindaceae, è originario della Malesia ed è coltivato principalmente nei paesi tropicali. Dalla forma assomiglia ad un riccio di castagna molto grosso e i colori – che variano dal rosso al giallo – sono vivaci; la superficie della buccia è ricoperta da spine morbide. La polpa, molto simile a quella dei litchi, assomiglia ad un piccolo uovo: è di colore bianco translucido ed ha un profumo aromatico, è succosa ed il suo gusto è dolce; al suo interno c’è un seme molto simile alla madorla.

La sua pianta è una tra le più diffuse in Asia: ne esistono oltre 200 cultivar ed è anche molto usata a scopo ornamentale. Gli alberi possono essere maschili – e in questo caso producono solo fiori – oppure femminili o ermafroditi, cioè producono fiori femminili ed una piccola percentuale di fiori maschili. Il nome deriva per certi versi dalla sua forma, la parola malese rambout significa infatti “capelli” (che sarebbero le spine morbide e lunghe situate sulla superficie) ma è anche conosciuto come “litchi peloso”.

Il rambutan è un frutto poco calorico, è un ottimo antiossidante grazie all’abbondanza di vitamina C ed è ricco inoltre di calcio e fosforo. L’albero fiorisce due volte l’anno – da marzo a maggio e da agosto ad ottobre – ma in Italia lo si trova tutto l’anno.

Al momento dell’acquisto bisogna controllare che la superficie sia di colore brillante e soda e che le estremità della “peluria” siano ancora verdi. Si conservano bene per una settimana intera a temperatura ambiente. Per consumarli, è necessario rimuovere il guscio e poi il seme centrale contenuto nella polpa.

In cucina si consuma prevalentemente al naturale ma è ottimo anche per la preparazione di marmellate o per insaporire il tè.  Per preparare quest’ultimo è sufficiente spremere la polpa per dolcificare la bevanda e poi servirlo molto freddo e in bicchieri trasparenti con dentro un frutto intero.

Published by
Lucrezia Liuzza