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Germania, sconfitta in Vestfalia può compattare governo federale

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Giuseppe Timpone

Una disfatta. Non possono esserci mezzi termini, per definire il risultato elettorale che i conservatori della CDU di Angela Merkel hanno ottenuto alle elezioni del Nord Reno-Vestfalia. Quando siamo già ai dati quasi definitivi, lo spoglio assegna all’opposizione socialdemocratica al Bundestag, l’SPD, il 38,9% dei consensi, in netta crescita dal 34,5% di soli due anni fa, mentre la CDU crolla dal precedente 34,6% all’attuale 26,3%, il minimo storico avuto nel Land, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi. In leggero calo in voti per i Verdi, che scendono dal 12,1% all’11,8%, ma tengono botta, come si suole dire. Buona l’affermazione dei liberali della FDP, alleati della Merkel al governo federale, che, addirittura, riescono a incrementare i loro consensi, passando dal 6,7% all’8,6%. Si confermano la quarta forza del Land e si tratta per loro della prima crescita ottenuta negli ultimi due anni mezzo, duranti i quali i liberali sono usciti quasi da tutti i Parlamenti regionali e i consigli comunali più grossi della Germania, non superando la barriera d’ingresso del 5%.

Infine, entrano anche i Pirati, che con il loro 7,8% conquistano seggi nel quarto Parlamento regionale. Una forza, che si sta affiancando sempre più a quelle tradizionali, puntando sulla piena libertà di internet e su argomenti di protesta contro la politica. Non entrano i post-comunisti della Linke, che crollano dal 5,6% al 2,5%.

Stando a questi dati, l‘SPD ottiene 99 seggi, i Verdi 29. Insieme, avrebbero una maggioranza di 128 seggi su 237, ossia ben oltre il minimo richiesto di 119 seggi. Pertanto, la sconfitta della Merkel c’è tutta, nei numeri e nella sostanza politica. Non è riuscita con il suo ministro dell’ambiente e candidato governatore Norbert Roettgen a imporre una Grosse Koalition agli avversari, che sarebbe stato un duro colpo d’immagine per i socialdemocratici, i cui elettori avrebbero consolidato la consapevolezza del magro destino che attenderebbe il loro partito anche alle elezioni federali del 2013. Ma la sconfitta è stata anche nella sostanza politica, perché qui la CDU ha battuto il tasto dell’austerità, puntando a screditare la sinistra, il cui governo regionale era caduto proprio per il mancato accordo sul bilancio. Questo prevedeva un deficit da 3,6 miliardi di euro, inaccettabile per i conservatori e tutto il centro-destra, che hanno potuto bocciare i conti della governatrice Hannelore Kraft, a causa della scarsa maggioranza numerica di cui ella godeva.

Il Nord Reno-Vestfalia è lo stato più popoloso della Germania, con i suoi 18 milioni di abitanti, il suo pil che è più alto di quello dell’intera Turchia e la sua fama di regione teutonica più industrializzata, quella che potremmo definire la macchina produttiva della locomotiva tedesca.

Ma qui i conservatori non sono mai stati maggioranza. Si tratta di una roccaforte socialdemocratica. Il partito della Merkel aveva vinto solo nel 2005 e aveva governato con Roettgen per soli due anni. Insomma, leggendo la stampa nostrana, sembrerebbe che la Merkel abbia perso in una sua fortezza, ma non è per nulla così.

Il voto di ieri avrà alcune conseguenze sulla politica di Berlino, ma non esattamente quelle che oggi noi pensiamo. Il rafforzamento dell’SPD avrà l’effetto di rinvigorire certamente le critiche dell’opposizione contro le politiche di austerità del governo nazionale. Tuttavia, dai dati complessivi di ieri e una settimana fa nello Schleswig-Holstein, sono usciti rafforzati anche i liberali della FDP, che dell’austerità e della loro contrarietà agli aiuti europei agli stati in crisi ne hanno fatto una bandiera.

Il prezzo di questa timida avanzata sarà una loro voce più grossa al Bundestag e in qualità di alleati di governo, la Merkel dovrà cercare di ascoltare più loro, piuttosto che le sirene critiche della socialdemocrazia. In effetti, se il suo partito è riuscito a primeggiare nei sondaggi e in popolarità in questi difficili due anni e mezzo è solo per la capacità del cancelliere di accreditarsi tra gli elettori tedeschi quale un campione dell’austerity interna ed europea, scalzando dal ruolo proprio i liberali.

L’interpretazione per cui la Merkel adesso accetterà un grado di maggiore equilibrio nelle politiche di austerità è da considerarsi illusoria. L’effetto immediato, invece, potrebbe essere il rafforzamento dell’unità interna al governo federale, visto che i liberali oggi temono molto meno di pochi giorni fa di essere spazzati via dal Bundestag nel settembre del 2013.

Dal canto suo, le voci per cui il cancelliere avrebbe da tempo pensato a elezioni anticipate al settembre di quest’anno saranno del tutto messe a tacere, perché la CDU deve prima studiare strategia e argomenti della prossima campagna elettorale, mentre si allontana la prospettiva inedita di un’alleanza federale con i Verdi, che sarebbe stata molto probabile, nel caso in cui sia la CDU che gli ecologisti fossero avanzati nella Vestfalia, a discapito di liberali e socialdemocratici.

Per dirla in breve, il voto di ieri ha premiato i socialdemocratici, ma non provocherà né un terremoto politico nazionale, né tanto meno una virata nelle politiche del governo federale. Di certo la Merkel ha incassato una batosta pesante in un voto in cui ci aveva messo la faccia. Potrebbe iniziare, semmai, una critica aperta alla sua leadership dall’interno della CDU-CSU, ma da destra. Insomma, non ci sarà trippa per gatti. L’austerity non si tocca.

 

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Giuseppe Timpone