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Asta BoT semestrali, rendimenti oltre 2%. Domanda in calo

Published by
Giuseppe Timpone

Un’altra giornata importante per il Tesoro, che dopo l’asta di ieri di CTz e BTpEi per complessivi 4,251 miliardi, oggi ha dovuto collocare altri 8,5 miliardi di euro in titoli a sei mesi, con scadenza 30 novembre 2012. Il trend è stato sempre lo stesso, quello degli ultimi mesi. Scende la domanda e salgono i rendimenti, per quanto l’Italia resti sempre in grado di rifinanziarsi ai massimi della forchetta annunciata alla vigilia. A fronte degli 8,5 miliardi emessi, la domanda è stata complessivamente di 13,674 miliardi, per un rapporto di copertura in calo dal precedente 1,71 di fine aprile a 1,61. Il prezzo medio di collocamento è stato di 98,942, per un rendimento medio lordo del 2,1004%, in decisa crescita dal precedente 1,772%. Si tratta del tasso più alto registrato dallo scorso dicembre. Due mesi fa, notano gli analisti, il rendimento sulla stessa scadenza si attestava a circa l’1% in meno, a conferma del clima di forte deterioramento sui mercati.

Tuttavia, malgrado lo sfondamento di quota 2%, gli analisti non vedono solo il bicchiere mezzo vuoto. Fanno notare, come sempre, che i nostri titoli riscuotono ancora il successo degli investitori e che gli stessi rendimenti sono grosso modo quelli già in vigore sul mercato secondario.

Per contro, il trend è sempre in aumento e la domanda è retta soprattutto dagli istituzionali, che si concentrano sulla parte breve della curva, essendo quella più interessante, se si pensa che i titoli tedeschi o francesi su queste stesse scadenze offrono rendimenti zero. Insomma, inizia a mancare la domanda retail e questo non sarebbe un buon segnale, in vista sia dell’asta di domani, quando si dovranno collocare BTp a 5 e a 10 anni per una forbice tra 4,5 e 6,25 miliardi, sia in considerazione che proprio per i piccoli risparmiatori è previsto il collocamento del nuovo BTp Italia, dal 4 al 7 giugno, creato appositamente per attirare il canale retail.

Sta di fatto che anche oggi lo spread ha toccato i 440 punti base, intorno allo stesso differenziale delle ultime sedute, mentre i Bonos spagnoli si trovano nei pressi dei massimi, oltre i 500 bp, rispetto agli omologhi decennali tedeschi.

In effetti, come ieri, anche l’asta di oggi è stata caratterizzata dal timore che presto Madrid possa dovere chiedere aiuto al Fondo salva-stati, per rifinanziare il suo debito, visto che la sua situazione finanziaria è considerata molto grave, specie per la necessità anche di sostenere con altri 19 miliardi Bankia, il colosso bancario che rischia l’insolvenza.

Certo, va considerato che in soli tre giorni, il Tesoro italiano avrà richiesto al mercato qualcosa come 19 miliardi di euro e non tutti possono dire di essere in grado di reggere bene a questa raffica di aste. Anche se va aggiunto che la concomitante scadenza oggi di altri bond per 12,7 miliardi ha notevolmente auto-alimentato la domanda. Ed è ovvio che il calendario delle aste tiene in considerazione queste scadenze temporali.

La fase è avversa al rischio da parte degli operatori. Questo non agevolerà le date delle aste da qui alla fine dell’anno. Dopo questa settimana, resteranno da rifinanziare entro il 31 dicembre aste per complessivi 250 miliardi di euro. Non proprio bazzecole, anche per un Paese allenato come il nostro.

I due mesi, forse, più delicati saranno giugno e luglio, perché se è vero che tra poche settimane arrivano a scadenza 90 miliardi di titoli di stato, è indubbio come quel periodo coinciderà con le nuove elezioni in Grecia e con tutte le conseguenze del caso, oltre che con la situazione presumibilmente a un bivio della Spagna.

Intanto, i Bund tedeschi continuano a viaggiare su record minimi di rendimento sempre nuovi, con il titolo a dieci anni ad offrire sul secondario ormai intorno all’1,3%, contro il 5,7-5,8% dell’Italia. Una estremizzazione dei due mercati, che alimenta la sfiducia degli investitori sulla tenuta degli stessi per i periferici.

Non è un caso che oggi, il capo-economista dell’Osce, Piercarlo Padoan, abbia chiesto alla BCE di riattivare il piano di acquisto dei bond nazionali, considerando che esso sarebbe stato efficace, anzi, suggerendo di ampliarlo. Lo stesso Padoan ha avvertito che il rischio che la Grecia esca dall’Eurozona è oggi più alto di un mese fa e sarebbe un disastro per tutta l’area.

Tuttavia, bisognerà fare i conti ancora una volta con i tedeschi, perché è chiaro che la Germania non consentirà il via libera a un nuovo piano di aiuti, proprio mentre si materializza per Francoforte la possibilità di subire perdite sui bond ellenici acquistati nei mesi scorsi, qualora fosse impossibile per Atene procedere al loro rimborso, dopo un eventuale ritorno alla dracma.

Insomma, la situazione resta esposta agli scenari più diversi e se non si arriva a una situazione di svolta sul caso greco, non si potrà sperare che si giunga a una soluzione per il mercato dei bond italiani, oltre che degli altri periferici. Di certo, non è più sopportabile questo trend nuovamente crescente dei tassi, che ormai prosegue ininterrotto dall’inizio di marzo, da quando, cioè, si è tenuta la seconda e forse ultima asta Ltro della BCE.

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Giuseppe Timpone