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Pdl che combini? Mentre la terra trema torna lo scontro sul “salva Ruby”

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Giuseppe Di Spirito

Non poteva essere peggiore il tempismo del Pdl: nel giorno di una nuova terribile scossa di terremoto in Emilia, passa sulle agenzie la notizia della presentazione di circa 30 emendamenti al Ddl anticorruzione presentati dai deputati Manlio Contento, Francesco Paolo Sisto e dal capogruppo in commissione Giustizia Enrico Costa. Non vi è ovviamente alcun rapporto di causa-effetto tra gli eventi tragici di queste ore e l’iniziativa politica, e non mancheranno di sicuro le accuse di strumentalizzazione, ma se i titoloni delle agenzie e la comprensibile reazione avversa della quasi totalità delle persone che navigano in rete “fanno testo”, allora è certo l’ultima trovata del partito berlusconiano diverrà ancora una volta un boomerang che ne diminuirà ulteriormente la già compromessa popolarità. Perchè? E’ presto detto: tra le proposte di modifica riappare ancora la cosiddetta norma “salva-Ruby”, ossia quella che va ad incidere sulla riforma del reato di “concussione per induzione”, limitandolo ai casi dove vi sia una “utilità” o un “vantaggio” di natura patrimoniale.

E’ noto che l’ex premier Silvio Berlusconi si trova a fronteggiare proprio tale accusa per la famosa telefonata alla Questura di Milano, che ottenne poi l’effetto di far affidare Karima El Mahroug (meglio conosciuta come “Ruby rubacuori”) alla consigliera regionale Nicole Minetti. Con la modifica proposta oggi dal Popolo della Libertà, tale imputazione andrebbe clamorosamente a cadere visto che, ovviamente, a seguito della chiamata non vi fu alcun tipo di immediato e tangibile vantaggio patrimoniale per l’allora Presidente del Consiglio.

L’onorevole Sisto respinge questa interpretazione, dichiarando che l’emendamento “Non nasce assolutamente dal processo Ruby ma da un caso in cui era accusato un sindaco di aver avuto una ‘utilità politica’ facendo dimettere un consigliere”. Se non è zuppa è pan bagnato, ma comunque la si pensi gli altri emendamenti presentati dal Pdl vanno generalmente nella direzione di ridurre le pene per corrotti e corruttori. Al contrario il Partito Democratico ha presentato alcuni emendamenti per aumentare le pene per lo stesso reato, come spiega la capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferranti: “Chiediamo anche maggiore effettività delle pene accessorie: interdizione dai pubblici uffici, interdizione dalla contrattazione, risoluzione del rapporto d’impiego“. Anche sul tema della prescrizione il Pd richiede dei correttivi, o di raddoppiare in generale i tempi di decadenza o di allungarli in presenza di atti interruttivi quali ad esempio una sentenza di condanna.

Sul “salva Ruby” la Ferranti è lapidaria e annuncia battaglia parlando dell’ennesimo gesto derivante da un “vizietto” che hanno alcuni parlamentari di casa Pdl “…interpretando il proprio ruolo in parlamento come mera estensione del collegio difensivo di Silvio Berlusconi”. Secondo l’esponente democratica, la norma sarebbe “estranea ad un provvedimento che mira a rafforzare la lotta alla corruzione” e andrebbe dichiarata inammissibile.

Di certo è molto triste sapere che siamo alla vigilia di un nuovo scontro politico ai massimi livelli su delle norme che riguardano una elite di cittadini, mentre la “gente comune” in queste ore teme per la propria vita.

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Giuseppe Di Spirito