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Grecia, per sondaggio Syriza sarebbe primo con il 31,5%

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Giuseppe Timpone

Quando si avvicinano le elezioni politiche del 17 giugno in Grecia, gli ultimi sondaggi confermerebbero la netta avanzata della sinistra radicale di Syriza, contraria al bailout. La rilevazione di Public Issue/Kathimerini assegna al partito di Alexis Tsipras il 31,5%, il doppio di quanto ottenuto dallo stesso lo scorso 6 maggio, distanziando di ben cinque punti percentuali i conservatori di Nuova Democrazia, che si attesterebbero al 26,5%. Lo stesso istituto aveva rilevato lo scorso 24 maggio un vantaggio per Syriza di quattro punti percentuali. Tuttavia, va anche detto che negli ultimi giorni girano anche dati esattamente opposti, che vedrebbero in testa leggermente Nuova Democrazia, di qualche punto percentuale. Ma un altro sondaggio, condotto da VPRC per la rivista Epikaira, aveva dato due giorni fa sempre Syriza al primo posto nelle preferenze con il 30%.

Se fosse confermato il dato di Public Issue/Kathimerini, Syriza sarebbe vicina alla maggioranza assoluta dei seggi, perché godrebbe anche del premio di maggioranza di 50 deputati, che si aggiungerebbero agli oltre 90 già ottenuti direttamente.

In ogni caso, ci sarebbe bisogno di un governo di coalizione e questa è la prospettiva di chiunque vinca. A maggior ragione sarebbe necessario se fossero in testa i conservatori, visto che i sondaggi non li danno oltre il 25-26% dei consensi. Nel caso in cui a porsi come primo partito fosse Syriza, sarebbe molto probabile una coalizione con l’altra formazione della sinistra radicale, Diram, anch’essa contraria alle politiche di austerità previste dal Memorandum, anche se tendenzialmente più favorevole a una sorta di compromesso con socialisti e conservatori. Insieme, potrebbero anche ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, mentre un’altra ipotesi sarebbe un esecutivo delle forze di sinistra, che si reggerebbe su una maggioranza composta da Syriza, Diram e socialisti del Pasok, con questi ultimi ormai scivolati al terzo posto e con un misero 13% circa dei consensi.

Il Pasok è favorevole al bailout, come i conservatori, ma si trovano nella scomodissima posizione di essere un partito pro-Memorandum e di sinistra, perdendo elettori in favore proprio di Syriza.

Il leader anti-Memorandum, Alexis Tsipras, ha avviato da giorni contatti con tutti i governi dell’Eurozona e con le forze della sinistra, al fine di convincere le capitali europee che in caso di vittoria non porterebbe la Grecia fuori dall’euro, ma semplicemente chiede che venga rinegoziato il Memorandum.

Tsipras ha capito, infatti, che non può puntare sui sentimenti anti-euro in patria, perché la stragrande maggioranza dei greci sarebbe contraria a un’uscita dall’Eurozona, temendo effetti molto negativi sul proprio benessere. Per questo, Syriza sta svolgendo una campagna elettorale anti-Memorandum, ma rassicurante sulla permanenza nell’Area Euro.

Ma proprio per questa ambiguità, anche Nuova Democrazia vanta ancora carte da giocare. Il suo leader Antonis Samaras va ripetendo a ogni comizio e intervento pubblico che se vincesse Syriza la Grecia uscirebbe dall’euro e i salari dei greci sarebbero decimati nel giro di pochi giorni.

Non è un caso che i consensi si starebbero polarizzando tra i due partiti, catalizzando tutta l’attenzione mediatico-elettorale, a discapito di socialisti e di tutte le altre formazioni politiche.

Soltanto meno di un mese fa, ad esempio, Nuova Democrazia arrivava prima alle elezioni con il 19% dei consensi, mentre Syriza era seconda con il 16,6%. Entrambi avrebbero oggi complessivamente almeno 25 punti in più di voti, anche se per altri sondaggi la crescita sarebbe di quasi una quindicina.

E dalla Germania, arriva una voce critica alle posizioni del cancelliere Angela Merkel. Si tratta del suo predecessore, il socialdemocratico Gehrard Schroeder, che si dice convinto che la Grecia avrebbe bisogno di più tempo per risanare i conti e che la Merkel starebbe sbagliando nel tenere questa eccessiva rigidità sui tempi.

E, intanto, si apprende che chi può in Grecia si starebbe dando da fare per proteggere i propri risparmi dagli scenari apocalittici previsti. Pare che molti benestanti stiano acquistando case a Londra, come investimento sicuro per ripararsi da possibili perdite. La richiesta di case nella capitale britannica da parte dei greci è cresciuta del 39%.

Nel frattempo, l’Europa e il Fondo Monetario Internazionale stanno cercando di fare pressione sull’elettorato ellenico, al fine di indurlo a votare per le formazioni pro-Memorandum. Se per la Commissione di Bruxelles il destino degli aiuti è nelle mani dei greci, anche da Washington, il direttore generale Christine Lagarde invita i greci ad aiutarsi gli uni con gli altri, pagando le tasse. Un’affermazione che ha suscitato la reazione indignata nei giorni scorsi di tutti i partiti politici, conservatori compresi, rischiando di avere esattamente l’effetto opposto a quello desiderato.

Ad ogni modo, pare che l’Europa stia esagerando la portata di queste elezioni. Se è vero che i conservatori e i socialisti insieme potrebbero dare vita a un governo favorevole al Memorandum, le probabilità di un loro successo nell’attuazione delle politiche necessarie a risanare i conti sono prossime allo zero, come hanno dimostrato i mesi precedenti. Si tratta di due formazioni che non hanno dato prova di efficacia e di serietà.

 

 

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Giuseppe Timpone