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Categorie: Cultura

Il delitto perfetto di Alfred Hitchcock torna al cinema in 3D

Published by
Enrica Raia

Nel celebre libro-intervista di Truffaut, Alfred Hitchcock è piuttosto sbrigativo quando parla de Il Delitto perfetto. Non ha granché da dire su quello che in fondo considera solo un “run for cover”, uno di quei film sicuri, realizzato in fretta e di cui un regista non ha di che temere. Ma a dispetto delle convinzioni del Maestro del Brivido, Dial M for Murder non ha proprio nulla del “film minore”. Certo non siamo ancora ai livelli dei grandi capolavori come Psycho o Gli Uccelli, ma il thriller che Sir Alfred trasse dalla commedia di Frederick Knott è un piccolo gioiellino di suspense e raffinatezza di messa in scena, meritevole di essere ricordato al pari di tante altre opere della sua immensa filmografia.

Prima delle tre collaborazioni tra il regista inglese e la sua musa più amata, Grace Kelly, con la quale avrebbe poi girato anche La finestra sul cortile e Caccia al ladro, il film narra la vicenda di un marito che dopo aver scoperto il tradimento della ricca moglie con un giovane romanziere, ne pianifica l’omicidio perfetto per liberarsi della donna ed entrare in possesso dell’eredità. Ma un paio di forbici e un arguto ispettore di polizia manderanno all’aria il piano.

L’impostazione fortemente teatrale del film è evidente, Hitch riuscì a preservarla con una fedeltà ammirevole a quell’unità di luogo troppo spesso distrutta dai registi che si apprestano a trasporre sul grande schermo opere pensate per il palcoscenico. Ma la concentrazione dell’azione in un unico ambiente non impedisce alla genialità del regista di esprimersi in quei tocchi da Maestro che plasmano l’intreccio in un crescendo avvincente di tensione, costruita come sempre in maniera impeccabile dosando sapientemente tutti i mezzi cinematografici a disposizione, montaggio, colonna sonora, luci, ombre, i colori degli abiti della protagonista sempre più cupi, fino ai movimenti e alle posizioni insolite della macchina da presa che raggiungono l’apice dell’espressione nella sequenza del tentato omicidio ai danni di Margot.

Dopo la scena della doccia di Psycho, questa è forse una delle sequenze più famose della filmografia hitchcockiana; ci vollero sette giorni per pianificarla nei minimi dettagli e girarla. Il suono del telefono preludio di ciò che sta per accadere, Margot che avanza nella sua candida e fluttuante camicia da notte, una debole luce a rischiarare il buio notturno da cui spunta la mano assassina; e poi la stretta alla gola, improvvisa e brutale, due corpi che lottano avvinghiati e un’altra mano, quella della donna che protesa verso il pubblico, in una disperata richiesta di aiuto, trova invece la sua salvezza in un paio di forbici. Questa è una delle scene che la Warner Bros impose a Hitchcock di girare con la tecnica Natural Vision di Gunzberg, un sistema di visione tridimensionale molto in voga all’epoca come antidoto alla popolarità della nascente televisione, ma dal successo effimero. Il film, infatti, fu sempre proiettato in 2D per la felicità dello stesso regista assai diffidente verso la nuova tecnologia stereoscopica.

A distanza di quasi 60 anni, grazie ad un accordo la Cineteca di Bologna e la stessa Warner Bros, a partire dal 23 Settembre, e per un mese, ogni lunedì e martedì, la pellicola tornerà in 30 sale italiane nella versione originale inglese e in tre dimensioni, esattamente come fu concepita. Una chicca imperdibile tanto per i cinefili incalliti quanto per i semplici appassionati del genere thriller. Il film di Hitchcock sarà solo il primo di una serie di dieci classici del passato, che verranno presentati, in versione restaurata, nei prossimi mesi nell’ambito dell’iniziativa “Il Cinema Ritrovato”. Tra gli altri: La grande illusione di Jean Renoir, Hiroshima mon amour di Alain Resnais e Roma città aperta, il capolavoro di Roberto Rossellini che sarà proiettato in aprile, in occasione dell’anniversario della Liberazione Italiana.

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Enrica Raia