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Di che pasta è fatto l’amore

Published by
Daniela Farnese

Di tutto l’affaire Barilla, che ha occupato giornali e social network per una settimana, ha portato a ebollizione gli animi e ha fatto diventare rosso per la vergogna il piccolo mugnaio con tutto il suo mulino, mi ha colpito soprattutto il tempismo.
La sera prima delle fastidiose dichiarazioni del presidente della multinazionale che sfama gli italiani da generazioni, Rai Movie ha trasmesso uno dei film – a mio parere – più riusciti di Ferzan Özpetek, Mine Vaganti.
La pellicola del 2010 è la storia di una famiglia salentina, un numeroso clan con annesse nonne diabetiche e zie zitelle, che vive e sopravvive tra ipocrisie, sacrifici e piccole bugie.
Il regista mescola i suoi ingredienti preferiti, tra commedia e tragedia, parlando di identità sessuali, di amori non consumati, di luoghi comuni sull’Italia e gli italiani che vengono un po’ alla volta smascherati.
La trama avrebbe poca importanza, nei giorni del Fusillogate, se non fosse per la buffa coincidenza: i due bei fratelli protagonisti che fanno contemporaneamente coming out, dichiarandosi omosessuali in un sud ancora da cartolina, sono eredi di un grande pastificio industriale.
Nel film, la pasta diventa il collante di una famiglia non “sacrale”, ma reale, in cui tutti provano, non senza fatica e dolori, a essere loro stessi e amare chi desiderano.
Tutti.

La regina della nostra tradizione culinaria ha accompagnato spesso vite, avventure e amori, convenzionali e non, di personaggi cinematografici.
Da Aberto Sordi che, in Un americano a Roma, risponde a tono alla “provocazione” del maccarone a Totò che in Miseria e Nobiltà balla sul tavolo con gli spaghetti in mano, dopo aver provato a far trionfare un amore ostacolato e proibito (non tra due omosessuali, stavolta, ma tra un uomo nobile e una donna del popolo).
Il grande schermo ha riprodotto numerose volte il rito nostrano della pastasciutta.
Pur avendo io ridotto al minimo le occasioni di godermi un buon piatto di bucatini, a causa di fianchi e addome così tipicamente italiani da lievitare senza ritegno in presenza di carboidrati, ho provato a giocare un po’ con la memoria, spremendo le mie meningi piene di proteine e provando a ricordare storie e scene in cui sentimenti, emozioni e amori vengono accompagnati da un buon piatto di pasta.
A causa dei miei cromosomi napoletani, mi sono venuti subito in mente i fratelli Capone (Totò e Peppino) che partono per Milano alla ricerca della malafemmena, per convincerla a lasciare il loro nipote adorato. Appena arrivati nella loro locanda meneghina, tirano fuori dalla valigia galline e pasta fresca.
C’è poi Sophia Loren, già immortalata a friggere pizze nell’Oro di Napoli e a trafficare con lo scolapasta nella Ciociara, che interpreta la nipote di un ricco pastaio nel film per la TV Francesca e Nunziata, che – e me ne stupisco – pare abbia avuto così tanto successo da spingere un imprenditore napoletano a creare un vero marchio di pasta ispirato alla pellicola.
Un suntuoso timballo di maccheroni accompagna l’idillio di Tancredi e Angelica nel Gattopardo, mentre gli spaghetti strascicati che finiscono a terra sono la cena di Carlo Verdone e del piccolo Giulio in Il bambino e il poliziotto, altra pellicola che racconta di una famiglia poco tradizionale.

Fellini ha detto che la vita è la combinazione di pasta e magia.
Nel 1985 girò uno spot proprio per la Barilla, intitolato Alta Società, da alcuni ritenuto offensivo, che mostrava una sofisticata coppia (lontana anni luce dal modello di famiglia italiana tutto casa, chiesa e Pan di Stelle) che in un lussuoso ristorante dal menu francese ordina un piatto di rigatoni.
Ettore Scola ha messo spesso i suoi personaggi attorno a un tavolo.
Brutti, sporchi e cattivi è la storia di un pranzo, mentre La cena… be’, ça va sans dire.
In un altro suo film, il bellissimo C’eravamo tanto amati, offrendo un piatto di pasta alla bella Luciana, Nicola dice la più grande verità sul nostro cibo preferito: “spaghetto, gran consolatore di ogni pena. Più dell’amore”.

E per finire in bellezza, prima di tuffarmi in una meritata fetta di lasagna, la carrellata dei miei ricordi trafilati al bronzo non può che concludersi con la scena più romantica consumata davanti a un piatto di pasta, i cui due protagonisti non hanno davvero nulla della coppia tradizionale: Lilli e il vagabondo che finiscono per baciarsi succhiando uno spaghetto.

Vi viene forse in mente un boccone più dolce?

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Daniela Farnese