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Categorie: Economia

Il volto umano del capitalismo

Published by
Mirko Ferrari

Il capitalismo in tutte le sue forme non ha mai goduto della fama di sistema economico dal volto umano, è anzi stato spesso associato a dinamiche di egoismo e di raggiungimento del profitto a qualsiasi costo.
Proprio questa reputazione ci ha sempre mostrato le imprese come entità fredde e calcolatrici, messe al servizio della produttività.
Questo ci ha fatto dimenticare molte volte che le imprese sono fatte dalle persone e che il fattore umano può determinare anche il successo di mercato delle imprese stesse.

Abbiamo assistito in questi ultimi anni a una vera e propria riscoperta dei valori da parte delle aziende e una corsa verso la responsabilità sociale.
Sono nate certificazioni, classifiche ed eventi sul tema, tutti dedicati a dimostare l’importanza dell’etica nel business e come essere etici renda l’impresa un soggetto più benvoluto sul mercato.

Esiste una vera e propria classifica delle aziende più etiche del mondo, redatta annualmente da Etisphere, che ha lo scopo di scoprire quali sono le aziende veramente etiche nei fatti e non solo nelle dichiarazioni.
Per riuscire nell’intento Etisphere utilizza una metodologia scientifica e diversi misuratori oggettivi, stilando in fine la lista delle aziende che hanno meritato la menzione d’onore.
Nella classifica del 2013 sono presenti 145 aziende mondiali, di cui una sola italiana, Illycaffè.

Proprio l’amministratore delegato di Illycaffè, Andrea Illy, ha commentato positivamente l’inclusione nella lista stilata da Etisphere dichiarando: “Il costante impegno per il conseguimento dei più alti standard etici sotto ogni aspetto è parte della filosofia di Illycaffè sin dalla sua fondazione, avvenuta 80 anni fa. Per questo il riconoscimento di Ethisphere Institute assume per noi un significato speciale. In fondo, un’azienda è la somma dei propri valori, dei comportamenti e dei talenti di tutte le persone che ne fanno parte. E questo riconoscimento appartiene a chiunque lavori per Illycaffè”.

Un altro esempio nostrano del fare business pensando all’etica ci è fornito da Brunello Cucinelli, fondatore e amministratore dell’omonima azienda tessile, noché strenuo difensore del made in Italy e della qualità a tutti i costi.
Negli ultimi anni l’imprenditore umbro ha fatto molto parlare di sé per iniziative come la distribuzione di 5 milioni di euro di utile netto ai suoi dipendenti sotto forma di bonus da oltre 6.000 euro.

Cucinelli parla spesso di capitalismo umano e dell’importanza dell’uomo nelle aziende. Recentemente è stato intervistato da una giornalista del Financial Times, invitata a casa sua per l’occasione. Brunello Cucinelli le ha preparato una panzanella e le ha spiegato anche l’importanza di mangiare cibo genuino, commentando così: “Non penso che stiamo vivendo una crisi economica. Stiamo vivendo una crisi di civiltà. E uno dei modi per sistemarla è attraverso il cibo. I pasti non servono solo a mangiare ma anche a discutere“.

Un altro boom al quale stiamo assistendo è quello delle aziende eco-certificate. Realtà imprenditoriali che ci tengono a far sapere al mercato quanto sia importante per loro operare con un basso impatto ambientale.
Accredia, l’ente che si occupa della certificazione secondo lo standard ISO 14001, ha certificato lo scorso anno circa 9.500 imprese italiane che hanno deciso di investire in eco-sostenibilità, un aumento del 6,1% rispetto all’anno precedente.

Come in tutte le cose esiste anche il rovescio della medaglia e c’è chi, come l’azienda Covalence, che nel 2010 ha stilato il suo ultimo ranking disponibile sulle aziende meno etiche del mondo, lista che annovera tra i “cattivi” realtà come alcune multinazionali del petrolio, Ryanair, Philip Morris, la multinazionale dell’agricoltura Monsanto e l’italiana Mediaset.

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Mirko Ferrari