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Categorie: Cultura News

Renè Magritte, da Bruxelles al MoMa a New York

Published by
Leandra Commendatore

“Non credo di essere un pittore nella piena accezione. Se, quand’ero giovane, la pittura era un grande piacere, in certi momenti non ero insensibile a un sentimento spontaneo che mi sorprendeva, precisamente quello di esistere senza conoscere la ragione del vivere e del morire. E’ questo sentimento che mi ha indotto a rompere con interessi d’ordine puramente estetico. Per esempio, mi accadeva di smettere all’improvviso di dipingere per essere stupito di essere, di avere un modello vivente davanti a me e di sentire che vedere la vita aveva un’importanza ben maggiore che dedicarsi ai piaceri dell’avanguardia.”

Ecco come si esprime il pittore belga, Renè Magritte, grande sostenitore del movimento surrealista, il quale lo ha posto in un piano lontanissimo dal reale, un piano costituito da un alone di mistero che il pittore lascia svelare al suo osservatore. Quello che Magritte dipinge è qualcosa che va oltre l’immaginario, qualcosa che va interpretata per quella che è. Egli tende allo straniamento degli oggetti e alla creazione di altri: si tratta di oggetti non reali che vengono associati ad elementi della natura o animali -per esempio la balena, mezza animale e mezza donna, oppure una faccia d’uomo rappresentata con un corpo nudo di donna, o ancora la figura umana che si confonde con l’azzurro del cielo-, muta la materia, usa parole associate a immagini, e rappresenta visioni nel dormiveglia.

Dice ancora Magritte: “Quando la gente cerca di trovare significati simbolici in ciò che dipingo, cerca qualcosa di sicuro su cui aggrapparsi, per difendersi dal vuoto”.
La mostra a lui dedicata al MoMa si pone proprio questo come obiettivo principale: svelare il mistero. Impresa alquanto ardua, quando di fronte ci troviamo un quadro che riproduce perfettamente una pipa e porta la dicitura “ceci n’est pas une pipe” , ovvero “questa non è una pipa”. La sua è una voluta rappresentazione della misteriosità dell’Universo, della deformazione del reale.

Come vero surrealista, Magritte non ha preso come esempio né la realtà né l’estetismo, proprio dell’arte ideale: anzi ha utilizzato questi elementi per creare qualcosa che fosse l’esatto contrario. Non voleva essere il pittore del paesaggio bellissimo in cui la natura domina e lo rende meraviglioso, ma mescola la natura all’essere umano e animale, così da destare scompiglio nell’animo di un osservatore, che si chiederà: “ma cosa può volerci dire?”.

Il quesito non è ancora stato risolto e ancora oggi se ne discute tra gli storici e critici d’arte e tra gli appassionati d’arte comuni. Non dobbiamo mai smettere di porci domande, anzi ne dobbiamo formulare sempre di nuove e giungere ogni volta alla soluzione, riflettendo e andando oltre quello che siamo e viviamo realmente. Magritte è un’artista ancora da scoprire, ogni elemento va considerato, nulla va lasciato al caso, quindi davanti ad una sua opera occorre pazienza, rigore e puntigliosità.

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Leandra Commendatore