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Categorie: Economia News

Il Made in China che conquista il resto del mondo

Published by
Ludovica Vacri

Da anni si discute di Made in China, delle industrie che spostano lì le loro attività soprattutto perchè la forza lavoro costa meno e lavora di più, ma alla fine si è unanimi nel concordare che tutto ciò si traduce in una minore qualità del prodotto, se non in un prodotto addirittura scadente, pericoloso e costruito con materiali tossici.

E se non fosse più così? Potremmo essere giunti alla fine di un mito, dato che il paese appartenete ai BRICS sta dando prova di sapersi comportare bene anche quando deve produrre e commercializzare prodotti di qualità superiore.
Riccardo De Cian, responsabile marketing di Art-Work, società che si occupa della creazione di concept per aziende italiane, ormai si rivolge esclusivamente al mercato orientale per la realizzazione di oggetti unici e irripetibili come i gadget che produce: “Colori, forme, scritte, disegni, tutto è modificabile, bisogna sfatare il luogo comune secondo il quale ciò che arriva dall’altra parte del pianeta è scadente”.
La base dell’azienda è a Roma, ma è il mercato dagli occhi a mandorla che permette la produzione ad un prezzo migliore rispetto all’Italia.

Gadget di ogni tipo, dal burro di cacao ai pulisci-schermo di spugna con tanto di cartolina lenticolare per vederci chiaro, i classici cappellini, zainetti, cover, chiavette di memoria USB nelle forme e nei colori più vari.
Non semplici gadget, ma veri e propri “Concept”: oggetti iper-personalizzati. Uno staff giovane e tutto romano pieno di idee che utilizza materie prime provenienti rigorosamente dalla Cina, sfatando luoghi comuni.
Dal punto di vista tecnologico i cinesi ci sono passati avanti anni luce“, spiega Riccardo De Cian, che con la Art-Work Company annovera clienti quali Mercedes Benz Italia, Aci, Mattel, Postevita, Unilever e Thales Alenia Space.

Tutto il mondo compra in Cina, è questa la verità, la Apple ha spostato una parte delle sue produzioni da anni nel paese, il tutto per un risparmio del 30% sui costi di lavorazione, ma quello rende il tutto diverso è la possibilità di avere un ricchissimo ventaglio di scelta: dai materiali fino ai colori, passando per forme, scritte, disegni, grafica, lavori ad hoc tutti molto personalizzabili.

Fino a qualche tempo fa bastava acquistare un oggetto e stamparci sopra il logo da promuovere. Oggi tutto è diverso: le aziende, soprattutto quelle più strutturate, si aspettano che il gadget possa in qualche modo rappresentarle, comunicando un messaggio che sia espressione dell’azienda stessa”, spiega Riccardo De Cian. “Un risultato che richiede uno studio approfondito dell’azienda, per capire le sue dinamiche, la sua mission, i suoi obiettivi, le sue regole. Il risultato finale deve essere realizzato e poi venduto a prezzi competitivi e in linea con i budget sempre più esigui forniti delle società. È per questo che si vola dall’altra parte del pianeta“.

Il tutto creandosi una solida rete di fornitori che sono affidabili, ma soprattutto sono in grado di reperire qualsiasi cosa serva a prezzi davvero concorrenziali. “In Cina abbiamo creato una rete di fornitori – sostiene Arsiero Pignataro, il guru degli esteri che ha passato quasi sei mesi a a fare avanti e indietro con l’Oriente e che da anni si occupa del mercato cinese – persone del posto che conoscono il mercato, curano i contatti con le fabbriche, vanno alla ricerca di prodotti nuovi e originali. Certo le difficoltà all’inizio non poche e continuano ad essercene tante, siamo dovuti andare diverse volte in Cina per selezionare il personale e le aziende in grado di rilasciare tutte le certificazioni necessarie sui prodotti”.

Sarà questo il futuro? Il risultato finale che si vuole raggiungere è quello di riuscire a controllare tutti i processi delle aziende cinesi dalla progettazione fino alla logistica.
Il risparmio sui costi è notevole e ovviamente viene apprezzato dal cliente – conclude in un intervista De Cian – e così se il nostro Paese vuole tornare a competere deve procedere su questa strada: fantasia, flessibilità, competitività e ingegno”.
Sicuramente il made in Italy brilla ancora, ma ha perso la sua freschezza e la capacità di sapersi reinventare sui mercati esteri.

[Fonte: Art-Work Company]

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Ludovica Vacri