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Categorie: Cronaca News

Disoccupato minaccia di gettarsi da una gru

Published by
Raffaella Russi

Ieri, nel pisano, un disoccupato albanese di trentacinque anni, sposato e padre di tre figli, è salito su una gru minacciando il suicidio. La disperazione per la mancanza di lavoro il motivo del gesto. Tutto davanti agli occhi della moglie e dei bambini che ero nel piazzale sottostante. Sul luogo sono giunti vigili del fuoco e personale del 118. La protesta, durata circa un’ora, è stata poi sospesa e l’uomo ha deciso di tornare a terra dopo circa un’ora.

Non è la prima volta che si verificano episodi simili. La nazionalità di chi compie gesti simili poco importa. Sono ormai anni che si sentono raccontare storie così. Sono anni che leggiamo e ascoltiamo le storie di chi, avendo la sensazione di aver perso tutto, cerca modi spettacoli per farsi ascoltare. Perché nessuno più sembra farlo. Dagli operai ai muratori agli universitari, sembra che non ci sia altro modo per chiedere aiuto se non quello di arrampicarsi su tetti e gru.

È un problema quando il lavoro non c’è, è verissimo. Come si fa a vivere e pagare le bollette e sfamarsi e sfamare la propria famiglia quando non si hanno introiti? Ma è anche vero (o dovrebbe esserlo) che prima di tutto lo Stato dovrebbe essere capace di sostenere e aiutare i cittadini con misure di sostegno al reddito e aiutando i cittadini a trovare un nuovo posto di lavoro anche magari con corsi di riqualificazione professionale. E che ormai siamo tutti stati ridotti ad una “somma di competenze” e sembra che non si riesca più a capire che il valore di una persona non dipende dal lavoro che ha o fa, ma è intrinseco.

Si addebita sempre la colpa della mancanza di lavoro agli stranieri sostenendo anche che l’Italia non è in grado di accogliere tutti gli stranieri che arrivano nel nostro Paese. In parte è vero, ma è vero anche che spesso sono qui di passaggio solo perché l’Italia è la prima terraferma che incontrano ma cercano di raggiungere magari familiari nel nord Europa. In secondo luogo spesso, molto spesso, fanno lavori che noi italiani (giustamente) non faremmo mai, come andare a raccogliere pomodori per cinque euro al giorno in condizioni di schiavitù.

In alcuni periodi certamente i flussi migratori verso l’Italia sono molto consistenti e le persone che sbarcano molto numerose, è vero anche però che rispetto ad altri Paesi europei il nostre Paese fa meno e accoglie meno migranti. Probabilmente se si usassero meglio i fondi dell’Unione Europea, se si usassero quei soldi per lo scopo per cui vengono stanziati e si rivedesse la normativa sull’immigrazione sia italiana che europea, il problema non si presenterebbe più. Sono persone in cerca di quello che vorremmo tutti, non pacchi che possono essere sballonzolati di qua e di la.

In un periodo di crisi economica come quello che attraversiamo, la situazione è molto difficile per tutti. Quello che bisognerebbe capire, è che non esiste il “nostro” diritto al lavoro o il “loro” e che i diritti devono essere di tutti gli esseri umani, non solo di una parte di umanità.

Published by
Raffaella Russi