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Categorie: Cultura News

Pompei: quel tesoro archeologico che continua a perdere memoria

Published by
Anna Maria Parente

Negli ultimi anni abbiamo sentito spesso notizie poco piacevoli riguardo al cedimento di alcuni edifici dell’antica Pompei a causa di infiltrazioni d’acqua e di una scarsa attenzione che si è posta sulla messa in sicurezza del sito campano. Proprio nei giorni scorsi un nuovo crollo ha interessato la zona archeologica di Pompei.

La scorsa settimana, invece, Pompei è stata invasa da visitatori per la tradizionale vendemmia negli scavi. Il taglio dell’uva porta ogni anno, dal 1994, alla produzione del Villa dei Misteri, una qualità di vino unica perché prodotta con le tecniche della viticoltura di duemila anni fa.

Era l’anno 79 d.C. e in quell’arco di tempo che collega la mattina con il pomeriggio spariva Pompei, una delle città romane più importanti del territorio campano. Probabilmente erano le 13 quando una prima colonna di vapore, gas e lava polverizzata fuoriuscirono violentemente dal Monte Somma (la parte più antica del Vesuvio) raggiungendo un’altezza di circa 12 km e perdendo energia col passare delle ore. La fase di stasi che seguì questo primo evento, spinse gli abitanti delle città coinvolte a ritornare nelle proprie case. Poi, però, avvenne quanto è noto a tutti, una seconda eruzione caratterizzata da un’enorme nube ardente a forma di anello scese velocemente lungo le pendici del monte e investì Pompei, Oplonti, Stabia e Ercolano.

Per secoli Pompei e la sua storia sono rimaste seppellite sotto le ceneri del Vesuvio, ma nella seconda metà del Settecento iniziarono le prime ricerche archeologiche. Nel 1860 gli scavi divennero regolari e la struttura della città con i suoi edifici vennero riportati alla luce. Non furono ritrovate soltanto preziosissime testimonianze della vita quotidiana di una città così rinomata, ma anche i corpi rannicchiati di quegli abitanti che avevano cercato rifugio nei luoghi chiusi. Quei corpi, insieme agli oggetti di legno, alle piante e agli animali vennero poi trasformati in calchi e sono tuttora esposti nel museo che si trova all’ingresso degli scavi.

La piazza rettangolare nel cuore degli scavi di Pompei (Foro) era il centro della Res publica e delle attività quotidiane. Il Foro era caratterizzato da un grande portico su tre lati. Sul lato nord vi era il Tempio di Giove risalente all’epoca dei Sanniti, rimasto danneggiato da un forte evento sismico nel 62 d.C. e mai ricostruito. Sul lato opposto del Tempio si trovava la Basilica, ovvero il più importante edificio della città (risalente al 120 a.C.) in cui si riunivano i commercianti per parlare di affari. La Basilica fungeva anche da tribunale.

La struttura delle abitazioni cambiava a seconda dello status sociale delle famiglie. Le case più semplici erano formate da un atrium, ovvero un cortile interno di fronte al quale vi era l’ingresso. La prima sala era quella da pranzo (chiamata tablinum), mentre ai lati vi erano i cubicola, cioè le camere da letto e i ripostigli. Le case più ricche, invece, oltre ad essere munite di un numero maggiore di cubicola, presentavano pitture ornamentali, statue e decorazioni. Un tipico esempio di casa nobile era la Casa dei Vettii, chiamata così dal nome dei proprietari Aulo Vettio Restituto e Aulo Vettio Conviva.

La casa dei Vettii era formata da due atri. Il primo atrio era privo di tablinum e presentava sulle pareti affreschi rappresentanti bambini intenti a compiere atti sacrificali ai Penati. All’interno dell’atrio, inoltre, vi erano due casseforti di ferro, decorate in bronzo. I cubicola che si aprivano intorno all’atrio erano ricchissimi di affreschi, rappresentanti per lo più gli antichi miti greci. Per accedere al secondo atrio vi era un piccolo corridoio in cui si trovava anche una scala per salire al piano superiore. Il secondo atrio era la zona di residenza della servitù. All’interno del tablinum di questo atrio sono stati trovati dagli archeologi numerosi vasi in terracotta e pentole da cucina.

Le strade dell’antica Pompei erano state costruite secondo il modello romano: vi erano due arterie principali che si incrociavano formando un angolo retto. Le strade secondarie sono state modificate dagli eventi geologici, infatti oggi hanno una pendenza che va da Nord a Sud (seguono la colata della lava). La direzione delle due strade principali era determinata dal corso del sole: la Via dell’Abbondanza in direzione Est-Ovest e la Via di Stabia in direzione Nord-Sud. I marciapiedi erano larghi circa 4 metri e si trovavano in posizione sopraelevata rispetto al manto stradale. Per passare da un marciapiede all’altro vi erano delle grosse pietre sistemate in alcuni punti delle strade (le antenate delle nostre strisce pedonali).

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Anna Maria Parente