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Categorie: Economia News

Nonostante la crisi esistono lavori che nessuno vuole fare

Published by
Giorgia Scancella

Con i tempi che corrono e la crisi che si fa sentire ancora, non è un caso che l’argomento comune a molte famiglie italiane sia il lavoro.. La maggior parte dei discorsi degli italiani riguardano la mancanza di lavoro o i problemi di durata dei contratti e livelli retributivi bassi.

La preoccupazione è rivolta soprattutto ai giovani, infatti da recenti dati sappiamo che la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli mai toccati finora, circa il 37% è disoccupato. Molti altri sono i ragazzi che non lavorano, nè studiano, si tratta di una stabilità precaria perchè essi sono fermi in tutti i sensi. È per questo che sembra impensabile che esistano lavori in grado di assicurare un salario.

Sono state fatte infatti delle ricerche che hanno confermato innumerevoli richieste per alcuni settori lavorativi, che promettono una retribuzione media e anche soddisfazione. Possiamo chiamarli i lavori che non conoscono la crisi, la ricerca su di essi è iniziata nel momento in cui molte aziende italiane sono state costrette a cercare programmatori e informatici addirittura in Svizzera, perché in Italia mancano.

L’Italia dunque ha bisogno di progettisti di sistemi informatici, sviluppatori, analisti e programmatori, ma questi non ci sono. Perché? Sembra proprio che manchi la giusta formazione. Secondo recenti dati, su circa mille offerte di lavoro che proposte, l’84,6% rimangono in stand-by, perché non vengono trovate le persone adatte a coprire i rispettivi ruoli. Questo sconsolante quadro trova la causa nellacarenza qualitativa dei candidati, i giovani italiani dunque non presentano un adeguata formazione.

Ma i lavori che vengono snobbati dagli italiani non sono solo a livello informatico, rischiano di mancare pellettieri, borsettieri, falegnami, muratori, carpentieri, carrozzieri, saldatori, riparatori di orologi, elettricisti, parchettisti, si tratta di lavori di artigianato a cui un giovane in Italia non è interessato.

Ci si chiede allora se serva realmente il titolo di laurea o se sia meglio fermarsi al diploma, senza dubbio la preparazione di un laureato offre più opportunità, ma è anche vero che con la crisi che corre oggi in Europa, quello che fanno i laureati è all’incirca quello che in passato facevano i diplomati.

Sembra quasi un paradosso, ma dall’annuario statistico Istat per il 2011, tra i giovani che hanno meno di 30 anni ci sono più disoccupati tra laureati che tra i diplomati e ancora scoraggiante è il fatto che le Università stiano registrando sempre meno iscrizioni. Una situazione che dovrà essere sbloccata, ma alla quale servirà molto tempo.

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Giorgia Scancella