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Categorie: News

Corruzione, per Transparency International l’Italia è al 69esimo posto

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Raffaella Russi

L’Italia è al 69esimo posto, su 177 paesi nel mondo, per corruzione. Questo il dato diffuso dal rapporto annuale di Transparency international, la Ong specializzata appunto nel valutare il coefficiente di corruzione. L’Italia è in compagnia di Romania e Kuwait. Ma bisogna sottolineare anche un miglioramento di tre posizioni rispetto all’anno scorso.

In cima alla classifica troviamo, ancora una volta, Danimarca e Nuova Zelanda (parimerito con 91 punti), Finlandia, Svezia, Norvegia, Singapore, Svizzera, Australia, Canada. Mentre la Spagna peggiora e la Grecia resta il più corrotto tra i paesi dell’Unione europea. A causa della drammatica situazione finanziaria che attanaglia lo Stato ellenico e delle durissime condizioni imposte dalla Troika. Mentre a chiuderla troviamo Afghanistan, Corea del Nord e Somalia con 8 punti.

Quello che Transparency International denuncia, anche quest’anno, è che in una ipotetica scala dove 0 sta per “altamente corrotto” e 100 per “molto pulito”, più dei due terzi dei 177 Paesi ha un indice inferiore a 50. Ciò significa che la stragrande maggioranza delle nazioni al mondo non arriva ad un livello sufficiente di trasparenza.

Se ovunque la corruzione politica, il finanziamento ai partiti e il controllo sui grandi appalti pubblici sono indicati dagli esperti come i settori maggiormente esposti al rischio di corruzione, non è difficile immaginare come l’Italia sia un paese ad altissimo rischio. Per questo motivo rendere più trasparente il settore pubblico rimane, secondo Transparency, una delle sfide più importanti al mondo. Anche perché l’ostacolo principale alla risoluzione dei gravi problemi che dobbiamo affrontare come il cambiamento climatico, la crisi economica e la povertà è proprio determinato dalla corruzione.

Che, volendo parafrasarlo, è un problema di giustizia e legalità. Le regole non sono fatte per essere infrante e scorciatoie e sotterfugi rappresentano solo una grave minaccia per tutte le persone oneste. Chi corrompe (e si lascia corrompere) non è un furbo. Ma un ladro che ruba risorse utili alla sviluppo di tutti i cittadini. Che dovrebbero pretendere a gran voce sistemi di trasparenze per tutti i settori della pubblica amministrazione. Dalle nomine di incarichi pubblici, ai concorsi universitari, fino alla nomina di chi ci dovrebbe governare e che, proprio perché deve fare leggi che poi devono essere rispettate, non può permettersi di cadere nella trappola della corruzione.

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Raffaella Russi