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Categorie: News Politica

Primarie d’Italia, è tempo di bilanci

Published by
Matteo Sacchi

Doppie primarie in questi giorni per gli elettori italiani, per scegliere sia il segretario della Lega Nord che quello del Partito Democratico. Due fenomeni che sono stati molto diversi, non solo per la diversità dei partiti ma soprattutto per la diversa radicazione nel territorio dei due: mentre il PD può contare su una diffusione capillare di circoli e consigli di quartiere nella quasi totalità dei comuni italiani, la Lega si deve accontentare delle città più grandi, diciamo solo dei capoluoghi, unici comuni in cui varrebbe la pena allestire il seggio, dato l’esiguo numero di iscritti al partito.

Le primarie del Carroccio si sono svolte nella giornata di venerdì ed erano aperte ai soli iscritti al partito, ossia circa 17.000 persone. Naturalmente non tutti sono andati a votare, dunque alle urne è arrivata poco più della metà dell’elettorato avente diritto, ossia 10.000 persone. La sfida era tra Umberto Bossi, storico leader del partito e suo fondatore, contro Matteo Salvini mente nuova uscita qualche anno fa dalle file della Lega e, prima di queste primarie, vicesegretario sotto Roberto Maroni. Ha avuto la meglio Salvini con l’82% dei voti, si può dire che abbia sbancato il jackpot di un meccanismo che ormai da qualche anno era sul punto di cambiare.

In casa Partito Democratico i numeri sono decisamente diversi, quasi 3 milioni di persone si sono recate presso i novemila seggi aperti in tutta Italia, a chiunque avesse già compiuto 16 anni. Ma in una manifestazione così grande non sono mancate le contestazioni e i disagi. In un comune della Calabria, ha fatto sapere il comitato locale Renzi in una nota, alle 11 di mattina nessuno era ancora arrivato a montare il seggio e, secondo i renziani locali si sarebbe trattato di boicottaggio.
Altre voci informano che a Cosenza invece di sostenitori di Renzi sarebbero stati assoldati dei “vigilantes”, contro i sostenitori di Cuperlo che erano normali iscritti al partito, per cui l’elezione si sarebbe svolta in un clima di intimidazione.

Tra i tre aspiranti alla segreteria del PD, comunque, Renzi ha battuto con grande distacco i due avversari, aggiudicandosi quasi il 68% delle preferenze contro Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati.

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Matteo Sacchi