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Categorie: News Politica

Governo Letta, i temi caldi per il 2014

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Liliana Farello

Dal 24 aprile l’Italia di un colpo ha recuperato 30 anni nel calendario: il 2013 è l’anno che sarà ricordato come l’anno della svolta generazionale di un Paese che è sempre stato raccontato al mondo come un Paese non in grado di produrre una leadership – e delle leadership, come capita nel resto del mondo – di quarantenni. Il nostro Paese quest’anno ha compiuto una svolta generazionale“. È stato questo il primo punto che il presidente del consiglio Letta ha tenuto a precisare, in apertura della tradizionale conferenza stampa di fine anno. Un Letta ottimista e fiducioso in questa nuova generazione, da cui neanche lui si esclude e che non può proprio fallire.

È una svolta generazionale che oggi mette alla prova una nuova generazione. L’abbiamo chiesta, l’abbiamo richiesta, l’abbiamo auspicata per molti anni questa svolta generazionale: oggi è arrivata. È arrivata per il coraggio di molti, in primis per il coraggio del Presidente della Repubblica e oggi questa generazione è messa alla prova e non può fallire. Io son convinto che questa generazione ce la farà

Poco prima, il premier ha ricordato la drammatica circostanza in cui il brigadiere Giuseppe Giangrande rimase gravemente ferito, durante una sparatoria di fronte a palazzo Chigi. Come a ricordare che la fiducia nelle Istituzioni sta rasentando il minimo storico e che potrebbe essere arrivata l’ora della ripresa. “Le istituzioni – dice Letta – sono un valore“.
Il presidente del consiglio riconosce la “fatica sociale evidente a tutti“, ma si mostra positivo davanti ai giornalisti: “sono fermamente convinto che l’Italia ce la farà, e ce la farà perché oggi siamo nelle condizioni di avere dietro le spalle la parte più complessa di questa crisi e di essere in condizioni di cogliere davanti a noi opportunità importanti. Sono convinto che l’anno prossimo sarà l’anno nel quale le nostre istituzioni si riformeranno in modo completo e compiuto“.

Diversi i temi affrontati, a partire dalla legge di stabilità: “nel 2009 abbiamo pagato 70 miliardi, nel 2010 71 miliardi, nel 2011 78 miliardi, nel 2012 86 miliardi. Nelle previsioni del 2013 dovevamo pagare 89 miliardi, oggi invece siamo a 83 miliardi. Il dividendo della stabilità è di circa 5,5 miliardi, con cui abbiamo potuto fare alcune cose, come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa”. Il premier ha avuto modo di soffermarsi anche sulla destinazione delle risorse provenienti dalla lotta all’evasione fiscale e dalla spending review, grazie alle quali promette riduzioni sulle tasse sul lavoro; Letta ha chiarito che si interverrà sul peso fiscale che grava sui lavoratori, ma anche su chi il lavoro lo fornisce.

Sono convinto che il 2014 sarà un anno importante per un fisco diverso” continua, ponendo l’accento sull’Imu: “nel complesso, gli italiani quest’anno non hanno pagato l’Imu sulla prima casa. Nei prossimi anni rispetto al 2013 il peso in carico ai cittadini sarà inferiore agli anni precedenti“. Quanto alla questione fiscale, Letta ha garantito l’impegno del governo affinché entro gennaio termini l’iter della delega fiscale, ritenuta un punto molto importante: se chiusa entro i termini prefissati, si potrà procedere ad applicare i decreti attuativi su riforme importanti per il fisco come quella sul catasto e sulla riscossione.

Per quanto riguarda il lavoro, si prevede “l’introduzione di meccanismi di partecipazione dei lavoratori alla corresponsabilizzazione della vita dell’impresa“, esperimento che partirà all’interno delle Poste Italiane. Letta rimarca inoltre l’intenzione di continuare a coinvolgere le parti sociali nelle discussioni sul futuro lavorativo degli italiani. Infine, il premier ha ricordato l’impegno profuso nell’organizzazione del vertice a Roma sulla disoccupazione giovanile, previsto per l’anno prossimo.

Alla domanda su amnistia e indulto Letta rimanda al decreto di qualche giorno fa, dopo aver ricordato che comunque la competenza su questo argomento resta alle camere. Parla però di un primo passo proprio con il suddetto decreto, il quale dovrebbe far sì che non venga arrecato nessun pregiudizio alla sicurezza dei cittadini e che, allo stesso tempo, vengano migliorate le condizioni di vita all’interno delle carceri.

Il premier ha dovuto rispondere anche sul tema del gioco d’azzardo, soprattutto dopo il recente decreto definito una “porcata” anche dal neo-eletto segretario del PD, Matteo Renzi. Qui anche Letta ha dovuto riconoscere l’errore, ammettendo che la politica è stata fin troppo benevola verso questo settore, che provoca più danni sociali che introiti per lo stato.

Neanche lo spinoso tema dello ius soli è stato dimenticato, ma in questo caso Letta è stato lapidario, confermando la linea del suo partito: ha infatti annunciato che nel 2014 una diversa normativa sarà tra le priorità del governo, che lavorerà su una riforma della cittadinanza.

Di qui si passa anche alla questione dell’immigrazione, introdotta con una domanda sull’operazione Mare Nostrum e sulle gravi lacune da cui il governo Letta non è stato esente. Il premier ha colto l’occasione per ringraziare invece le forze armate, che hanno portato avanti questa operazione, ma sono state anche in grado di segnalare alla procura diversi scafisti, reali colpevoli delle tragedie a cui assistiamo con frequenza sempre maggiore. Il presidente del consiglio ha ricordato che, nell’ultimo anno, gli sbarchi sono triplicati a causa della instabile situazione nel Mediterraneo; eppure, nonostante questa pressione, il governo è stato in grado di fornire risposte come, appunto, l’operazione Mare Nostrum – alla quale non sarebbe stato dato il giusto risalto mediatico.
Per quanto riguarda la riforma della Bossi-Fini, Letta ha annunciato che sarà nella lista di temi in discussione a gennaio.

Stessa sorte per le riforme costituzionali: “il governo farà la sua parte. Prima delle Europee dovremo avere la nuova legge elettorale e i primi passaggi parlamentari sull’eliminazione del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma del Titolo V, e l’eliminazione della parola Province dalla Costituzione. Faremo mancare appositamente i due terzi e chiederemo ai cittadini un parere con un referendum“.

Per quanto riguarda le vicende all’interno di palazzo Chigi, viene chiesto a Letta di esprimersi su Matteo Renzi: ma, a quanto pare, il premier non è affatto preoccupato che il nuovo segretario del PD possa aspirare alla sua poltrona, tutt’altro. Anche Renzi fa parte di quel ricambio generazionale che è la grande occasione dell’Italia.
Penso che Renzi ed il PD facciano bene a parlare con Forza Italia sulla legge elettorale e sulle riforme costituzionali“, dichiara infatti il premier. “Faccio appello a Berlusconi e a Forza Italia“, continua, “mi auguro che non si facciano prendere la mano e scelgano la strada della deriva nichilista e populista. Secondo me sarebbe un errore per il Paese“.

Assolutamente fuori luogo” le parole di Beppe Grillo, invece, sul quale Letta si è soffermato a proposito degli attacchi di quest’ultimo nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

A chi ha accusato il governo di essersi occupato troppo del destino di Berlusconi, piuttosto che di riforme su burocrazia, economia, giustizia ed istruzione, Letta risponde che si comincerà a lavorare su questi temi con le tempistiche necessarie, e sempre sfruttando la svolta generazionale, un leitmotiv che ha guidato il premier durante tutta la conferenza.

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Liliana Farello