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Categorie: News Politica

L’ex capo della Cia contro le colpe di Obama a Bagdad e Kabul

Published by
Giulia Papapicco

Duty” è sulla bocca di tutti a Washington. Rivelazioni scottanti? Critiche raccolte nel libro di memorie non troppo lontane, scritto da uno dei personaggi più importanti nella politica americana degli ultimi anni ovvero l’ex capo della Cia Robert Gates.

Una volta lasciata la poltrona togliersi qualche sassolino dalla scarpa è l’intenzione di molti. Qui però si tratta di macigni. E il capo in questione è Barack Obama.

Gates ne ha per tutti, a partire proprio dal presidente Obama, che viene dipinto come un disilluso. L’ex capo della Difesa afferma che lo stesso presidente non è mai stato pienamente convinto circa la sua stessa politica riguardo l’Afghanistan e l’Iraq. Poi è la volta di Biden e qui la schiettezza non si fa attendere: Biden, uomo integro ma in pratica un pasticcione, semina zizzania. A detta di Gates, Biden non solo avrebbe sbagliato tutte le decisioni in politica estera e in termini di sicurezza ma avrebbe anche volutamente “avvelenato i pozzi” creando e fomentando fazioni all’interno dell’amministrazione Obama.

E, cosa inedita, ce n’è anche per Hilary Clinton. I Clinton solitamente sono spalleggiati, rispettati nonostante tutto o forse proprio per quel tutto, ma non da Gates a quanto pare. La rivelazione sconcertante sarebbe che Hilary avrebbe ammesso di fronte a Obama che per pura strategia politica alla soglia delle primarie del 2008, aveva dimostrato la sua opposizione alla “surge” in Iraq. Prodotti notevoli dunque le memorie dal sottosuolo americano moderno secondo Gates.

E questo Vangelo moderno ricco di rivelazioni quanto meno interessanti, ha infastidito la Casa Bianca al punto tale che l’amministrazione Obama si è vista costretta a rispondere in qualche modo. Questo non significa necessariamente che ci sia un fondo di verità nelle pruriginose rivelazioni, ma se Washington risponde vuol dire che Gates ha colpito il bersaglio, vere o inventate o riscritte che siano le informazioni scritte nel libro. A farlo è stata la portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Caitlin Hayden, che ha così dichiarato: “Il presidente apprezza il servizio reso da Gates al Paese, e come sempre incoraggia i punti di vista diversi nella sua squadra per la sicurezza nazionale, che allargano le nostre opzioni e migliorano le nostre politiche“.

Ammesso che si tratti di pura invenzione o provocazioni o rilettura di una storia davvero recente, quali potrebbero essere le motivazioni? Qui la faccenda si fa interessante. Non si può affermare che Gates sia repubblicano ma nella sua lunga carriera ha prestato servizio soprattutto ai repubblicani. Punto numero due, quando Donald Rumsfeld, capo della Cia, diventò troppo impopolare per George W. Bush, il presidente chiamò Gates a sostituirlo. Quest’ultimo aveva lavorato anche durate l’amministrazione Bush senior. Poi arrivò il 2008. Arrivò per l’America il momento di scegliere. Continuare sulla strada dei repubblicani o eleggere il primo presidente di colore che proponeva in primis di cessare la guerra in Afghanistan? A quel punto, vinte le elezioni, Obama fece una scelta studiata: lasciò Gates al comando della Cia per mantenere un contatto con i repubblicani e dimostrarsi “aperto” al dialogo.

Non è d’accordo con le valutazioni espresse sul vice presidente Biden“. L’unica posizione netta che Obama ha preso finora riguardo le dichiarazioni memoriali di Gates è questa, riportata dalla portavoce Hayden.
Quanto farà parlare di sé questa biografia contemporanea? Nuocerà alla figura dell’amministrazione Obama e più ancora alla figura del presidente?

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Giulia Papapicco