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Google in Europa mostrerà anche i risultati dei concorrenti

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Daria D'Acquisto

Google e l’Ue hanno finalmente raggiunto un accordo oggi, ponendo fine alla lunga indagine sulle pratiche del colosso tecnologico americano, che avrebbe potuto portare a sanzioni da miliardi di dollari.
In base all’accordo con l’Antitrust europeo, Google non dovrebbe pagare nessuna multa e non ci dovrebbero essere le tanto temute contestazioni di irregolarità, che avrebbero potuto di fatto limitare le attività di Mountain View nel vecchio continente.

Le indagini si erano concentrate su alcuni presunti abusi di posizione dominante da parte di Google, sia nella ricerca su internet che nell’advertising. Alcuni comportamenti, infatti, avrebbero favorito i prodotti e i servizi di Google stesso nei risultati di ricerca. Con il nuovo accordo Big G dovrà dare maggiore risalto nei risultati di ricerca proprio ai suoi concorrenti, come Bing e Yahoo!. Ma secondo questi ultimi ancora non si è andati abbastanza a fondo nella questione.

La Commissione europea aveva anticipato che avrebbe ascoltato i commenti dei rivali di Google prima di firmare l’accordo, che ora diviene vincolante entro la fine dell’anno, anche se Joaquín Almunia, commissario alla concorrenza dell’Unione europea, ha detto che anche ascoltando tutti i pareri sarebbe stato improbabile cambiare drasticamente l’accordo finale, che segna il culmine di quasi quattro anni di trattative tra Google e Ue e che aveva già visto sfumare due proposte di accordo precedenti.

In quasi tutta Europa Google è utilizzato per circa il 90 per cento delle ricerche, superando la quota del 70 per cento negli Stati Uniti.
Almunia, che lascia il suo incarico alla fine di quest’anno, aveva fatto dell’accordo tra antitrust e Google una priorità assoluta, ma alcuni analisti ora si chiedono se il nuovo patto potrà davvero alterare drasticamente la posizione dominante di Google all’interno del panorama del web europeo. Per il commissario Ue, comunque, lo scopo dell’inchiesta è stato quello di “proteggere la concorrenza e di beneficiare i consumatori, non i concorrenti” di Google.

Come parte della transazione, Google dovrà dare maggiore risalto ai rivali nei risultati di ricerca europei per i prossimi cinque anni, e questo potrebbe portare a grandi cambiamenti nel modo in cui il colosso del web gestisce la propria attività di ricerca in Europa rispetto ad altre parti del mondo.
I servizi dei concorrenti saranno selezionati attraverso un nuovo sistema, che dovrebbe essere più oggettivo rispetto al passato, e saranno più visibili per gli utenti, un po’ come gli spazi adwords destinati alle altre pubblicità a pagamento.

Ora, con nuove regole, tutti dovrebbero giocare a carte scoperte, ma c’è già chi si lamenta che le nuove misure potrebbero impedire a Google di migliorare i propri sevizi. Bruxelles però, ha pronta la risposta, perché i nuovi accordi servono solo a fornire “agli utenti una scelta reale tra servizi concorrenti mostrati in modo da poter fare un paragone, in modo che stia a loro fare una scelta“. Così, sia Google che i concorrenti dovrebbero essere incentivati ad innovare e migliorare la propria offerta, nel rispetto della pluralità sul mercato.

Stando al nuovo patto con l’antitrust, inoltre, Google dovrebbe permettere ai fornitori di contenuti di terze parti di limitare l’uso dei loro contenuti, senza per questo dover essere penalizzati nei risultati di ricerca.
Ultimo punto dell’accordo, quello su cui ora probabilmente saranno puntati gli occhi dei più scettici verso il rispetto delle regole da parte del colosso americano, è la nomina di un organismo indipendente con il compito di vigilare sul rispetto impegni presi con l’Antitrust Ue.

Prima dell’accordo definitivo, in realtà, Google aveva già ceduto alle richieste di Bruxelles su altri fronti, concedendo ai provider di contenuti la possibilità di lasciare l’uso dei servizi specialistici di Google senza penalizzazioni; rimuovendo le clausole di esclusiva nei suoi accordi con gli inserzionisti pubblicitari; infine, eliminando le restrizioni sull’utilizzo di altre piattaforme nelle campagne di ricerca di pubblicità.
Ora si aspettano solo i dati sull’utilizzo dei motori di ricerca per capire se davvero Big G ha approfittato di una situazione favorevole, o se gli europei continueranno a preferire i suoi servizi rispetto a quelli dei concorrenti.

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Daria D'Acquisto