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Categorie: Calcio News Sport

C’era una volta Upton Park, cattedrale del calcio inglese

Published by
Andrea Parisotto

Una notizia bomba, ormai ufficiale, scuote i ricordi dei nostalgici londinesi amanti del football: il West Ham vende la sua casa storica, Upton Park.
La storia, perchè stiamo parlando di un’autentica cattedrale del calcio inglese, dunque ha un prezzo: 85 milioni di sterline. Pare questa infatti la cifra ufficiale che ha convinto l’attuale dirigenza a vendere l’attuale impianto ad una società immobiliare, la Galliard Group, intenzionata a convertirlo in circa 700 alloggi, stravolgendo così quello che, per oltre un secolo, era stato un punto fermo del quartiere e di una città intera.

Secondo le prime indiscrezioni l’unico segno della presenza secolare parentesi calcistica sarà la statua di Bobby Moore, indimenticato capitano del West Ham (544 presenze e maglia numero 6 ritirata) e della Nazionale inglese con la quale vinse nel 1966 la Coppa del Mondo svoltasi proprio in Inghilterra.
Al Boleyn Ground, vero e proprio nome dello stadio, dunque non risuoneranno più le note di uno dei cori più famosi d’oltremanica, quel “I’m forever blowing bubbles” che ha fatto scuola a molte generazioni di tifosi inglesi e persino in Italia grazie al film “Green Street Hooligans“, pellicola che racconta le gesta della GSE, il gruppo caldo del tifo del West Ham.
Tifosi che, nonostante la squadra non abbia quasi mai ambito a competere per il titolo in Premier League, si sono sempre distinti per calore e passione, diventando così tra i più temuti e rispettati d’Inghilterra.
Non è insolito infatti che i turisti si rechino ad Upton Park per vedere uno stadio che, seppur protagonista di ben poche vittorie, è parte integrante della storia affascinante e senza dubbio controversa del tifo inglese.

Rimane dunque una grandissima amarezza per il pre-pensionamento dell’Upton Park, uno stadio che eretto nel 1904 e ristrutturato più volte nel corso degli anni, è sempre stata la casa del West Ham, squadra dell’omonimo quartiere londinese, tranne che per una parentesi nel 1991 quando si prestò come sede degli incontri casalinghi del Charlton. Più che un solo impianto sportivo questo stadio ha rappresentato un vero e proprio punto di incontro, di aggregazione per il distretto di Newham, popolato da moltissimi immigrati di colore che tramite il calcio ed il tifo sono riusciti ad accelerare il proprio processo di integrazione nella società inglese. Un vero e proprio teatro che ha visto tra i suoi più acclamati protagonisti il “nostro” Paolo Di Canio, idolo assoluto degli Irons, non solo per i 48 goal siglati nelle quattro stagioni a Londra, ma per un rapporto stretto e passionale il pubblico locale.
La nuova casa degli Hammers sarà l’Olympic Stadium, costruito nel 2012 per le Olimpiadi, impianto enorme, dalla capienza di 80.000 spettatori circa, poi ridotti a 60.000 dopo i giochi e numerose critiche verso il progetto architettonico.

Nonostante le polemiche da parte dei supporters locali sono arrivate le dichiarazioni di Roberta Moore, figlia della leggenda Bobby: “Dire addio a Boleyn Ground è difficile per noi tifosi, ma il progetto di Galliard Group nel ricordare la gloriosa storia del club non può che farmi un enorme piacere. L’area di Upton Park rimarrà sempre nei cuori di qualsiasi tifoso del West Ham, ma credo che mio padre sarebbe molto orgoglioso di vedere la sua squadra giocare al nuovo Stadio Olimpico”.
Parole di speranza che tuttavia non rincuorano comunque i cuori di quei tifosi che all’interno di quelle mura hanno pianto, sofferto, esultato e gioito.

Con Upton Park se ne va un pezzo di storia di calcio inglese. La palla ora passa ai tifosi del West Ham: sarà infatti compito loro riempire di magia il nuovo stadio scandendo a piena voce “I’m forever blowing bubbles“. E chissà che queste parole, urlate con amore verso quel rettangolo verde, non possano diventare le reali fondamenta sulle quali edificare la nuova casa. Nel rispetto e nella continuità di una tradizione che purtroppo, sempre più spesso, lascia spazio al denaro.
Un denaro che potrà comprare impianti, mura e terreni ma non sarà mai l’anima di un calcio che, da oltre un secolo, appartiene e apparterrà sempre ai tifosi.

Published by
Andrea Parisotto