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Categorie: News Sport

Una pietra, delle scope e molto ghiaccio: ecco a voi il curling

Published by
Mario Paoletti

Gli italiani, si sa, sono un popolo di “tuttologi”. E questa loro scienza esce fuori in tutta la sua potenza nei periodi delle grandi manifestazioni sportive: così la Coppa America ci rende dei grandi skipper, i mondiali di calcio ci trasformano negli eredi designati di Bearzot e via discorrendo. Nonostante ciò esiste uno sport che sembra sfuggire a tutti questi stereotipi, una disciplina per alcuni davvero incomprensibile di cui ci si dimentica persino l’esistenza se non ogni 4 anni in occasione delle Olimpiadi Invernali: il Curling.

Le origini

In realtà il Curling è uno sport antichissimo. Pare che sia stato inventato nella Scozia medievale, terra di abbazie e di laghi ghiacciati: addirittura vi sarebbero prove archeologiche di ciò, se è vero che qualche tempo fa è stata trovata una “stone” (la pietra utilizzata per praticare questo sport) con incisa la data del 1511.

Nato per essere praticato all’aperto, proprio per le particolari condizioni climatiche ed ambientali della Scozia, il Curling si è poi fortemente sviluppato come sport da interno, raggiungendo la sua definitiva consacrazione con la storica ammissione ai Giochi Olimpici Invernali, avvenuta nel 1998 a Nagano.

Cosa serve per giocare a curling?

Il Curling si pratica su una superficie ghiacciata preparata con molto scrupolo, lunga circa 46 metri e larga poco più di 4. Su di essa sono segnati alcune linee e cerchi fondamentali per lo sviluppo del gioco. Circa a 15 metri dalla base troviamo la “hogline”, la linea entro la quale deve essere lasciata la pietra dal lanciatore. Quasi alla fine troviamo la “casa”, composta da 3 anelli concentrici, fulcro del gioco come vedremo in seguito.

Una caratteristica che rende questo sport unico è data dagli strumenti necessari per praticarlo. Alla base di tutto vi è la “stone”, la caratteristica pietra che vediamo scivolare sul ghiaccio negli incontri di curling. Questa è formata da un disco di una particolare pietra simile al marmo, rintracciabile solo nell’isola di Ailsa Craig, al largo della Scozia, del peso di circa 20 chili, con sopra una maniglia per l’impugnatura.

Molta curiosità desta anche l’utilizzo delle scope, strumenti fondamentali in questo sport. Sfregandole più o meno velocemente sul ghiaccio, infatti, permettono alla stone di prendere o perdere velocità a seconda delle necessità. Ultime ma comunque importanti sono le calzature, diverse per i due piedi: con una, infatti, è possibile scivolare, l’altra invece è antisdrucciolo, il tutto per permettere ai giocatori di avere un perfetto controllo del corpo durante le fasi di gioco sul ghiaccio.

Regole semplici e tattica sopraffina

In realtà il gioco si basa su regole molto semplici, e nel suo sviluppo non è molto dissimile dal gioco delle bocce. La partita si divide in 10 mani, dette “end”, in ognuna delle quali le squadre hanno a disposizione 8 stone per fare il punto. La stone viene lanciata da un giocatore, che la dovrà lasciare prima di superare la “hogline”, e sarà accompagnata nel suo percorso da altri due giocatori che, tramite l’uso delle scopre, potranno dare o togliere velocità alla pietra.

Scopo del gioco è avvicinare più stone possibile al centro della “casa” (detto “button”), la quale ha la stessa funzione del boccino nel gioco delle bocce: chi riuscirà a piazzare la sua stone più vicina al centro avrà diritto al punto.

Allo stesso modo concorreranno a fare punto tutte le stone dentro la casa (quindi sono escluse quelle fuori dalla parte contrassegnata dai cerchi concentrici) più vicine al centro rispetto alla stone avversaria più prossima. Sarà un giudice esterno a dirimere eventuali controversie circa la maggior vicinanza al centro. Vince chi avrà, al termine della partita, il maggior numero di punti. Si tratta di uno sport davvero tattico (è definito “gli scacchi del ghiaccio”): un tiro, infatti, potrebbe rappresentare un semplice approccio alla “casa” per fare il punto, oppure essere effettuato con violenza per “sbocciare” le stone degli avversari.

In Italia la cultura di questo sport ancora non ha preso molto piede, principalmente per la carenza di impianti adatti per la sua pratica. Le grandi potenze mondiali sono i paesi scandinavi ed il Canada, dove in alcune zone il curling è addirittura lo sport più praticato. È una disciplina che si adatta anche a chi fisicamente non è proprio un colosso, anche se richiede una particolare preparazione ed equilibrio sul ghiaccio.

Per le sue caratteristiche è molto diffuso anche tra i diversamente abili che possono, con gli strumenti adatti, praticarlo con facilità. La realtà è che in questa disciplina vediamo il senso autentico dello sport: lealtà e correttezza sono i valori che balzeranno agli occhi dei fortunati che avranno il piacere di vedere le partite in televisione in occasione delle Olimpiadi invernali di Sochi, apprezzando come una pietra, una scopa ed una lastra di ghiaccio possano far rivivere lo spirito autentico di De Coubertin.

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Mario Paoletti