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Categorie: News

Caso marò, Ban Ki-moon non è interessato a intercedere

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Giulia Papapicco

Me ne lavo le mani. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha liquidato così il caso dei due marò italiani: “È meglio che la questione venga affrontata bilateralmente piuttosto che con il coinvolgimento dell’Onu“. La richiesta di collaborazione era stata affidata dalla signora ministro Emma Bonino all’ambasciatore all’Onu, Sebastiano Cardi. La linea decisa dal governo italiano è quella di procedere :”[…] per la violazione dei diritti umani, per quanto riguarda la mancanza di un capo di imputazione per i fucilieri di Marina da parte dell’India dopo due anni, accompagnata da una restrizione della libertà“.

Per fortuna ci ha pensato il “ministro degli Esteri” Ue Catherine Ashton che ha argomentato la questione sottolineando: “[…] significa che l’Italia sarebbe vista come un paese terrorista, e questo è inaccettabile. La questione non è solo preoccupante per il governo italiano, ma anche davvero allarmante per tutti i governi dell’Unione europea“. L’idea di seguire una linea comune infatti deriva proprio da una motivazione del genere: screditare un Paese come l’Italia, con una sentenza del genere, dopo lunghi e inutili rinvii, riservando un trattamento senza precedenti, creerebbe un precedete. La domanda è: si può accettare un precedente del genere?

La Ashton era stata però già interpellata dal governo Monti. Dunque cosa l’ha spinta a cambiare idea? La decisione del procuratore indiano di tirare in ballo il Sua Act ovvero il fulcro del dispetto che verrebbe fatto alla diplomazia italiana e in primis ai due maró che pagherebbero un prezzo troppo alto. In secundis il ritardo di due anni col quale arriva la formulazione del capo d’accusa. Nel frattempo, con gli scenari che si prospettano per il 18 febbraio, data della prossima udienza, Staffan de Mistura è tornato in Italia per discutere con il governo le strategie da adottare nella fase cruciale e decisiva dell’affaire.

Ban Ki-moon ha poi tentato di smussare la sua posizione esprimendo la sorpresa per la decisione indiana. Nella serata di ieri il segretario generale e la signora ministro Emma Bonino hanno avuto una conversazione telefonica. E mentre l’Italia sospende l’esame del decreto sulle missioni estere, si spera in una riconciliazione dell’ultima ora, poiché come ha detto il ministro Mauro: “Si tratta di due militari impegnati in una missione nazionale, ma che risponde a una esigenza di una collettività globale, che è quella di porre un argine alla pirateria e al terrorismo“.

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Giulia Papapicco