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Categorie: Calcio News Sport

Manchester City flop: le ragioni del fallimento europeo

Published by
Andrea Parisotto

Il castello del Manchester City crolla in un martedì di Champions, sotto i colpi di Messi e Dani Alves, spietati giustizieri degli uomini di Pellegrini che vedono così allontanarsi irrimediabilmente la qualificazione ai quarti di Champions League.

I Citizens resistono un tempo, il primo, durante il quale il Barcellona si limita ad uno sterile possesso palla senza mai verticalizzare il gioco. Il Manchester si compatta e chiude gli spazi ma rinuncia inevitabilmente ad attaccare i catalani. Al 7′ della ripresa l’episodio che cambia le sorti della partita: Navas cade in maniera maldestra, i difensori del Barca recuperano palla e lanciano Messi che sul filo del fuorigioco viene steso da un lento Demichelis. L’arbitro, sebbene il contatto avvenga mezzo metro fuori area, espelle giustamente il giocatore ex Malaga e decreta il calcio di rigore, poi trasformato dalla Pulce stessa.
Forti dell’uomo in più i blaugrana spingono fino a trovare il goal del definitivo 0-2 con Dani Alves, imbeccato da Neymar, entrato a venti minuti dal termine e subito decisivo.
La sconfitta casalinga spezza con ogni probabilità qualsiasi speranza di qualificazione per il Manchester a cui servirà una vera e propria impresa nella gara di ritorno per poter raggiungere i quarti di finale. Occorrerà infatti vincere con tre goal di scarto, missione impossibile soprattutto se si analizza la partita di ieri. Pellegrini dovrà necessariamente compiere una mini rivoluzione se vorrà impensierire i 90.000 del Camp Nou.

Quali sono le ragioni di quello che appare a tutti gli effetti un vero e proprio flop? La grande campagna acquisti estiva aveva portato al City of Manchester giocatori del calibro di Fernandinho, Navas, Negredo e Jovetic per un totale di circa 125 milioni di euro spesi. Impensabile dopo aver investito così tanto non arrivare nemmeno tra le prime otto squadre europee.
Quello che più ha colpito ieri sera è stato l’atteggiamento passivo con il quale Pellegrini ha deciso di affrontare un Barcellona lontano parente di quello ammirato con Pep Guardiola in panchina. I catalani, pur rimanendo tra le migliori squadre al mondo, sembrano non avere più la brillantezza e la velocità che li aveva contraddistinti nelle passate stagioni.
E’ naturale pensare che alla lettura delle formazioni ufficiali lo sceicco Mansour abbia espresso più di un dubbio vedendo giocare Kolarov sulla trequarti, per una catena sinistra che era composta quindi da soli difensori.
L’assenza forzata del Kun Aguero, miglior realizzatore del City, aveva chiaramente imposto dei cambi nelle idee dell’allenatore ex Malaga e Real Madrid che ha preferito optare per uno schieramento difensivo tenendo fuori diversi giocatori offensivi come Nasri, Dzeko e Jovetic, di recente tornato al goal e segnalato in ottima forma.

Chiariamolo subito: la stagione sin qua disputata dal Manchester City è eccezionale. In lotta per la Premier League, in finale di Coppa di Lega e ai quarti di FA Cup. Con la Champions League sono quattro i fronti aperti per i Citizens ma le ottime prestazioni ottenute nei confini nazionali sembrano non trovare continuità al di fuori di essi. L’atteggiamento rinunciatario di ieri rischia però di compromettere irrimediabilmente quello più importante e più desiderato soprattutto dalla proprietà, quello del cammino in Europa.
La colpa macroscopica di Pellegrini è solo quella di aver sbagliato l’approccio, mancando totalmente di coraggio e personalità, in quella che era la partita più importante della stagione ma il calcio è magnanimo e spesso e volentieri concede una seconda possibilità che in questo caso arriverà tra qualche settimana al Camp Nou.
Il Manchester City avrà dunque la possibilità di entrare nell’ olimpo, cancellando la brutta prestazione della gara di andata assaltando una qualificazione ai quarti di finale che, mai come in questo momento, risulterebbe storica. La partita di ieri sera serva da monito: per vincere bisogna crederci ed attaccare. Perchè la Champions League è come una subdola amante: a volte prende, a volte dà. E per gli sceicchi, dopo le centinaia di milioni spesi, è giunta ora di batter cassa.

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Andrea Parisotto