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Categorie: News

I giovani sono solo un’invenzione del marketing (o della politica)

Published by
Osvaldo Danzi

Guardando questo spezzone di Claudio Bisio e ascoltando il discorso di Renzi al Senato l’altroieri, ho iniziato a farmi alcune domande su questa categoria su cui tutti a parole scommettono, ma che in fondo, così nella vita come nel mondo del lavoro, sembra avere meno chance di tutti.

E ho pensato che “Giovane” non è una categoria, è uno stadio della vita. Afferisce al tempus, non allo status.

“Essere giovani” non è la stessa cosa di “essere ingegneri” o “essere finlandesi”. Ingegnere o Finlandese lo sarai per tutta la vita. Giovane, no.

Siete stati definiti “generazione Y” quando avevano bisogno di individuarvi in un contesto sociale. Eravate quelli del motto “anywhere, anytime, everything”, consumatori veloci.
Poi siete diventati “nativi digitali” : avevano bisogno di vendere devices paraboliche o di giustificare la lentezza di altri nell’utilizzarle. “Roba da nativi digitali” si dice, scuotendo la testa.
Adesso i politici hanno coniato la “generazione Erasmus“. Hanno bisogno di voti e devono cercarli fra coloro che non sono ancora abbastanza delusi dalla politica per aver visto quelle facce decine di volte. Per aver sentito quelle parole, altrettante decine di volte. Lo fanno con la sapienza dei vecchi, ma con le “parole dei giovani”.
Un tweet li seppellirà, speriamo.

Grazie ad un bel film, abbiamo scoperto che essere giovani incide sul premio assicurativo. Se ti devono arrotare, meglio che tu abbia 20 anni: il valore è più alto; se ne hai 50, è decisamente più basso.

Essere giovane non può più essere un target. non glielo dobbiamo permettere.

Non può più essere la tessera con la quale ogni volta che farai un acquisto o varcherai un casello autostradale, qualcuno stabilirà che volantino infilarti nella cassetta della posta o con che tipo di spam ingolfare la tua mail.

Non deve essere il curriculum con il quale proveranno a pagarti un pò di meno e a prometterti di più. Non deve essere il tempo che ti sottrarranno nel farti lavorare gratis per abilitarti, quando nel cassetto hai un pezzo di carta che dovrebbe averti già abilitato. Non deve essere la dignità che ti sottrarranno quando, fatti gli opportuni tagli dei costi, ti costringeranno a tornare a scuola per imparare come si fa a cercare un lavoro nuovo, azzerando tutte quelle ore, quei giorni passati a dire “la nostra azienda”…

Non sia mai più il metro di giudizio con il quale si decide se puoi prendere un cane in affido o se lo devi lasciare li, perchè non si sa mai…

Sono contrario alla selezione per età, perchè delegittima l’esperienza. Con la scusa della poca esperienza ti rubano la scuola, con la scusa della troppa esperienza ti rubano il mestiere.

“Giovani” o “vecchi” che siate, il futuro è di tutti (tempus) in uno spazio sufficiente per starci dentro tutti (status). Sfuggite alle definizioni. Non applaudite chi predilige una categoria e ne dimentica un’altra. Ogni “giovane” ha un padre, uno zio, un parente di 50 anni a cui stanno sottraendo qualcosa. Ogni zio, padre, nonno, ha un giovane in famiglia a cui stanno sottraendo qualcosa. Quel qualcosa è il futuro. E tutti, giovani o anziani hanno una misura di futuro davanti.

Hanno importato il termine “startup” per supplire alla mancanza di strategie, di capacità commerciali, di elaborazione di un business plan, di visioni a lungo termine che sono alla base di qualsiasi impresa, perchè le scuole oggi non insegnano più a fare impresa e i giovani non hanno più nessuno a fianco che insegni loro un mestiere.
Una volta entravi in azienda ed avevi punti di riferimento. Oggi entri in azienda ed hai subito degli obiettivi.

Mettendo da parte l’esperienza, era necessario inventare qualcosa che sembrasse funzionare senza. Ma da sempre e per sempre le imprese funzionano con la tenacia e la motivazione dei giovani e l’esperienza degli anziani.

Se queste due parti non lavorano insieme e non comunicano avremo solo scatole vuote, difficili da riempire. E al marketing senza contenuti, alla politica senza programmi, agli imprenditori senza visione, non resta altro che vendere se stessi.

Ma non lasciamo che svendano noi.

Published by
Osvaldo Danzi