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Sindrome di hikikomori: un fenomeno in continuo aumento

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Redazione

La sindrome di hikikomori è un disagio e un fenomeno in continuo aumento soprattutto nei giovani: bisogna trovare una soluzione per aiutare tani ragazzi e ragazze.

Sindrome di Hikikomori (Fonte Facebook)

Un mondo che va avanti a colpi di tecnologia. Questo è quello che vediamo ed è anche ciò a cui ci prepariamo andando avanti col tempo. La tecnologica può essere uno strumento importantissimo che apre mondi su mondi, ma non educa. La tecnologica è a portata di tutti, ma non educa, bensì informa, un po’ come vuole “lei”.

Tanti ragazzi, oggi, non riescono a comunicare col il mondo esterno o a mettere in atto delle vere e proprie relazioni sociali con i proprio coetanei. L’unico modo che vedono come fuoriuscita da questo disagio è il loro computer, e cioè il mondo virtuale. Col passare del tempo rimangono chiusi in casa per ore: ecco da dove nasce la sindrome di hikikomori. Un rifiuto del mondo reale a favore di quello virtuale, che spesso però può anche ingannare.

Sindrome di hikikomori: come effettuare un giusto recupero su ragazzi isolati dal mondo

Ragazzo chiuso dentro la sua camera da letto (Fonte Facebook)

I ragazzi che si isolano, e per lo più, non vogliono tornare a scuola devono essere recuperati, con piccoli passi giornalieri. Spesso, i genitori, confondono un capriccio col disagio. La differenza, difficile da comprendere, è di fondamentale importanza. I ragazzi che si chiudono nella propria camera da letto, poi non escono per circa tre anni. Questo è un fenomeno in continuo aumento che deve essere preso sul serio il più presto possibile, guardandolo in faccia per quello che realmente è: un cancro delle nuove società sviluppate.

La regola d’ordine è stare vicino al ragazzo o alla ragazza in questione. Non forzare questi giovani a compiere cose che non desiderano fare. Ma accompagnarli in un percorso di uscita, ascoltandoli e lasciando, almeno per un attimo, il nostro mondo per entrare nel nostro. Non è mettendo loro uno zaino sulla schiena e mandarli a scuola a tutti i costi che li si salva da questo fenomeno. Spesso questi ragazzi sono di un’intelligenza sopraffina, che non cozza col modello scolastico, dal quale essi stessi vogliono allontanarsi, magari proprio per essere soggetti a forme di bullismo. Serve un percorso intenso e rieducativo che abbracci i ragazzi e che li lasci parlare, passo dopo passo. Ancora una volta, la parola, è la chiave di svolta di un vero e proprio dramma.

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