Un libro che spiazza, una bussola per non perdersi nel rumore: tra slogan e paure, “La Cina non si Usa” suggerisce una postura diversa, concreta, capace di farci guardare a Est senza perdere noi stessi, ma senza perdere tempo.
La necessità di cooperazione con la Cina per un futuro condiviso: un’analisi del libro “La Cina non si Usa”
A volte basta una parola per cambiare prospettiva. “Usare” è una di quelle. Nel dibattito sulla Cina, la usiamo come spauracchio, bandiera o alibi. Fabio Massimo Parenti, con “La Cina non si Usa” (edizioni Dedalo, 2026), invita a fare il contrario: smettere di trattarla come oggetto retorico e iniziare a pensarla come soggetto con cui fare i conti. Le anticipazioni sul volume convergono su questo punto: niente sconti, niente inchini. Solo realtà, responsabilità, cooperazione dove serve e fermezza dove serve.
Questa postura non è comoda, ma è utile. Oggi l’Europa importa dalla Cina una quota rilevante di beni cruciali e vende a sua volta prodotti ad alto valore. Non servono cifre al centesimo per capire l’ordine di grandezza: parliamo di centinaia di miliardi di euro l’anno. Il “decoupling” totale non è realistico; il “de-risking” sì, se significa diversificare senza distruggere legami che reggono intere filiere. Vale per l’Italia manifatturiera, per l’agroalimentare, per la meccanica di precisione.
Cooperare non è farsi piacere tutto. È riconoscere interessi comuni e costruire guardrail. Sul clima la matematica è semplice: senza Pechino, che oggi pesa per circa un terzo delle emissioni globali di CO₂, non centriamo gli obiettivi. E proprio lì passano snodi chiave della transizione energetica: oltre il 70% della raffinazione di litio e cobalto, la gran parte della produzione di moduli fotovoltaici, una quota dominante di batterie per veicoli elettrici. Possiamo ignorarlo? No. Possiamo negoziare standard più alti, trasparenza e piani di riduzione emissioni? Sì, se abbiamo proposte credibili e incentivi allineati.
Lo stesso vale per la tecnologia. Dalle reti 5G all’intelligenza artificiale, la partita si gioca su interoperabilità, sicurezza, protezione dei dati. La strada pragmatica è doppia: investimenti europei per rafforzare il nostro ecosistema e tavoli tecnici con la Cina per fissare regole comuni minime. Non è un sogno tiepido: è ciò che già avviene in organismi di standardizzazione e in progetti di ricerca congiunti, quando la politica non mette i bastoni tra le ruote.
Prendiamo tre casi. Primo: salute pubblica. La pandemia ha mostrato che serve un allarme precoce condiviso e scambi sicuri di materiali sanitari. La cooperazione qui salva vite e riduce costi. Secondo: catene del valore. Un pannello solare nasce in più continenti; la tracciabilità credibile, oggi parziale, va migliorata con audit e tecnologie anti-frode. Terzo: commercio equo. Le indagini europee sui sussidi agli EV cinesi esistono e segnalano asimmetrie. Servono rimedi proporzionati, non guerre tariffarie a tappeto che colpirebbero consumatori e PMI.
Resta l’elefante nella stanza: differenze politiche e diritti. Qui l’onestà è d’obbligo. Non abbiamo dati certi su tutto e non sempre le fonti coincidono; quando mancano verifiche indipendenti, va detto. La diplomazia serve anche a questo: aprire accessi, chiedere chiarimenti, ottenere risultati misurabili. “Non si usa” significa anche “non si demonizza”: si discute, si insiste, si costruiscono leve.
Il libro di Parenti, per come è stato presentato, spinge a uscire dalla tifoseria. Parla a chi è stanco degli slogan e chiede strumenti. La bussola è chiara: interesse nazionale, regole multilaterali, futuro condiviso come criterio di scelta. Non una resa, ma un’arte: fare spazio al possibile senza perdere l’essenziale.
Mi torna in mente la luce fredda dei container all’alba, quando il porto si sveglia e le gru disegnano una coreografia lenta. Dentro quei metalli ci sono pezzi delle nostre giornate. Vogliamo che restino solo casse chiuse o diventino ponti veri? La risposta non è un hashtag: è la fatica quotidiana di parlare, contrattare, migliorare. E magari, ogni tanto, sorprendersi.