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Rinascita a Ginevra: la storia di una professoressa siciliana che ha raddoppiato il suo stipendio trasferendosi in Svizzera a 58 anni

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A volte la vita cambia a una fermata del tram. Una borsa piena di libri, l’aria tagliente del mattino, un orizzonte nuovo. A 58 anni, una prof di francese lascia Catania e atterra a Ginevra. Non per un colpo di testa. Per dare un altro nome al lavoro, al tempo, alla fiducia in sé.

La prima immagine è semplice. Rosa Maria che corre tra due scuole, stringe il cappotto, sale su un mezzo in orario al secondo. Intorno, ragazzi di età diverse, livelli di francese lontani tra loro, rituali nuovi. “Qui mi devo reinventare ogni ora”, dice. Non lo dice con stanchezza. Lo dice come chi si rimette in cammino.

Per trent’anni ha insegnato in periferia a Catania. Ha tenuto insieme programmi, classi numerose, carte infinite. Poi una domanda scomoda: e adesso? Non era pronta a rallentare. Ha guardato la carta d’Europa. Ha scelto la Svizzera francofona. Ginevra. Una città piccola, internazionale, severa sul tempo e gentile sui servizi.

Ha iniziato con una mappa, un CV in francese, la richiesta di riconoscimento dei titoli al cantone. La procedura non è lampo. Chiede pazienza, documenti, colloqui. Nel frattempo, sono arrivati i primi remplacements. Supplenze in scuole diverse, dalla primaria al collège. Una palestra vera.

Come si ricomincia a 58 anni

Si ricomincia così. Si osserva una lezione, si prende un gruppo, si ascolta l’accento di un ragazzo appena arrivato, si usa una canzone per sciogliere la grammatica. Ginevra offre classi più piccole della media italiana e una scuola pubblica dotata di strumenti: lavagne digitali, sportelli d’ascolto, mediatori. Chiede molto, restituisce molto. La puntualità non è folclore, è metodo. La burocrazia c’è, ma è leggibile. Gli orari si rispettano. Gli strumenti funzionano.

Dopo mesi di supplenze, è arrivata una cattedra più stabile. Qui entra la parte che incuriosisce tutti: il reddito. In canton Ginevra, lo stipendio annuo lordo di un docente di secondaria con esperienza si muove spesso tra 90.000 e 120.000 franchi. In Italia, un insegnante a fine carriera resta attorno ai 35-40 mila euro lordi l’anno. Al netto, i confronti variano per tasse e assicurazione sanitaria, ma la forbice resta ampia.

Quanto vale il raddoppio

Rosa Maria parla chiaro: “Qui prendo circa il doppio rispetto a prima”. I conti la sostengono, pur con prudenza. A Ginevra, un docente può arrivare a 6.000-7.500 franchi netti al mese, a seconda di carico orario e detrazioni. L’affitto però pesa: per un bilocale la forchetta va spesso tra 1.800 e 2.500 franchi. La sanità è privata e obbligatoria: 350-450 franchi al mese non sorprendono. Il costo della vita è alto, ma il potere d’acquisto resta solido, se si organizza bene il budget. Dati più precisi esistono, ma cambiano per contratto, comune di residenza, nucleo familiare.

Non è tutto in discesa. C’è la solitudine dell’espatrio. C’è la lingua che sembra vicina e, in realtà, chiede umiltà. C’è la testa che deve cambiare ritmo. Ma c’è anche un corpo che si raddrizza la mattina. “Mi sento viva”, ripete. La parola non è retorica: è calendario. Sono i tram che arrivano, le lezioni preparate bene, gli studenti che ti chiedono perché il congiuntivo serve ancora.

Resta una domanda, allora. Quante volte ci diciamo “ormai è tardi”, quando tardi non è? Forse la vera svolta non è il numero in busta paga. È la mano che cerca la maniglia del tram e non trema. È il respiro che si allunga tra una scuola e l’altra, sotto un cielo freddo che, a sorpresa, scalda. E tu, da dove ripartiresti oggi, se il tuo orologio smettesse di avere paura?

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