Caos primarie a Palermo. Sinistra divisa su candidato

Dire che quel che sta accadendo a Palermo non sia altro che la dimostrazione di come questo centro-sinistra in Italia non sia ancora affatto in grado di detenere posizioni serie di governo è molto poco. Due domeniche fa, nel capoluogo siciliano sono andati al voto 30 mila elettori del centro-sinistra, per scegliere il candidato da schierare alla comunali di primavera. In lizza c’erano Rita Borsellino, sostenuta dal PD, Idv e Sel, e Fabrizio Ferrandelli, ex Idv, passato poi al PD, candidatosi ad aspirante sindaco, contro lo stesso volere del suo nuovo partito.

Confusione è solo un’espressione minimalista per giudicare quello che è avvenuto. Sì, perché il segretario del PD, Pierluigi Bersani, pensando che fosse più furbo stavolta appoggiare il candidato della sinistra radicale, avendo già perso tutte le sfide più importanti nelle grosse realtà urbane in cui si erano tenute le primarie di coalizione, ha ritenuto bene di appoggiare la sorella del magistrato ucciso nel 1992 dalla mafia, piuttosto che sostenere il proprio uomo.

Accade clamorosamente che, invece, vince proprio il ribelle Ferrandelli, che manda in tilt la segreteria romana del PD, costretta a subire l’ennesimo disastro, che conferma che Bersani di politica non ci capisce un fico secco. Ma apriti cielo. Rita Borsellino, chiamata a Palermo anche Nonna Papera, pretende il riconteggio delle schede, parlando di brogli elettorali. Il riconteggio avviene, ma Ferrandelli viene proclamato vincitore con un margine ancora maggiore sulla rivale. Basta questa umiliazione a chiudere la vicenda? Per niente. Non arresasi all’evidenza dell’ennesima sconfitta, Borsellino passa al contrattacco giudiziario e la Procura di Palermo apre un’indagine sui presunti brogli. Un fatto molto anomalo, perché le elezioni primarie sono un fatto interno alla vita di un partito, non già regolamentate da una legge. Ad ogni modo, il Comitato dei Garanti, che aveva certificato la vittoria di Ferrandelli, si apprende che ha da poco annullato le schede del quartiere Zen, la zona popolare del capoluogo, dove vive proprio il vincitore delle primarie.

E cosa succede adesso? Che i “democraticissimi” Idv, Sel e Verdi, ossia l’ala radicale della coalizione, si sono espressi per il mancato sostegno a Ferrandelli. Sarebbe inaccettabile, stando alle dichiarazioni dei loro esponenti locali, sostenere un candidato su cui gravano ombre inquietanti sull’inquinamento del voto. Ma allora chi rappresenterà questa sgangherata coalizione alle prossime comunali?

Il vincitore di fare passi indietro non ne vuole sentir parlare. Ha ottenuto una vittoria di poco margine, ma pur sempre confermata anche dal riconteggio delle schede. Rita Borsellino, che la sinistra radicale e, in particolare, l’ex sindaco Leoluca Orlando (Idv) vorrebbero candidare lo stesso, nicchia, ma non rifiuta.

Senza opinione pervenuta il PD, che si trova nella ridicola posizione di difendere strenuamente le posizioni degli alleati, contro gli interessi del suo stesso partito, il quale su Ferrandelli ha diverse vedute. Infatti, un esponente di spicco del PD palermitano, quale il deputato anti-mafia Beppe Lumia, non ci ha pensato due volte ad appoggiare in campagna elettorale l’ex Idv contro l’indicazione ufficiale per la Borsellino. E non è un caso che sia stato proprio Lumia il primo a paventare le dimissioni di Bersani, qualche ora dopo la chiusura dei seggi palermitani.

Tutto questo, mentre proprio oggi il comico Beppe Grillo ha presentato in collegamento telefonico il candidato sindaco di Palermo della sua lista. Si chiama Riccardo Nuti, 30 anni, che insieme ai 39 candidati in lista per il movimento a cinque stelle, punta a raccogliere il voto del malcontento trasversale, ma che potrebbe indebolire fortemente proprio la coalizione di centro-sinistra, divisa e piena di rancori interni, che potrebbe persino confermare l’ipotesi suicida di presentarsi con due candidati alle urne cittadine di primavera.

Grillo ha usato, come è suo solito fare, un linguaggio molto colorito, sostenendo che PDL e PD (“il PDL senza elle”) siano la stessa cosa e che il movimento a cinque stelle è il solo a puntare al cambiamento dell’isola, che passerà non per un obiettivo del 10%, bensì del 100%. “Scorrerà un pò di sangue”, ha continuato, ma nella speranza che quello buono resti in città.

Il comico genovese ha chiuso la chiamata, affermando che la mafia è in Sicilia, ma che “ce l’avete sbolognata a noi al Nord, brutte mer…”.

Dall’altra parte, invece, sembra che la coalizione del centro-destra torni a compattarsi. Il PDL, l’UDC e Grande Sud appoggiano la candidatura di Massimo Costa, 34 anni, mentre Pid al primo turno sosterrà Marianna Caronia, pur annunciando un reciproco accordo per il sostegno di chiunque dei due vada al ballottaggio.

Costa ha promesso che nel caso in cui verrà eletto sindaco non ci sarebbero nella sua giunta politici amministratori della città degli ultimi venti anni.

Pertanto, mentre il frastagliato centro-destra sembra avere riacquistato un minimo di unità attorno a una candidatura, il centro-sinistra parte diviso nella competizione che fino a poche settimane fa era considerata alla sua portata, per via delle difficoltà del PDL a livello regionale e nazionale.

 

 

 

 

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