I guai di Premafin, tra inchieste giudiziarie e maxi-svalutazioni. Perdite per 440 milioni

Il consiglio di amministrazione di Premafin, ieri, ha convocato per il 21 maggio l’assemblea degli azionisti, che dovrà esprimersi sulla ricapitalizzazione riservata di 400 milioni in favore di Unipol. Lo statuto prevede un lasso di tempo di 45 giorni tra la convocazione e la seduta, cosa che aveva attirato le ire della stessa Unipol e le perplessità delle autorità di controllo per il ritardo con cui la holding aveva proceduto a convocare l’apposito cda. Tuttavia, non si è parlato ieri solo del piano di salvataggio di Bologna, quanto anche dei conti disastrosi del 2011.

Partiamo da un punto: Premafin è una società piena solo di debiti e possiede un solo asset, il 35% delle azioni di Fondiaria Sai. Ora, anche quest’ultimo è stato svalutato contabilmente, prendendo atto che il valore a cui i titoli della controllata erano iscritti a bilancio era a dir poco irrealistico: 7,90 euro, contro un valore di mercato di 1,30 euro circa, ossia la valutazione del titolo a Piazza Affari, nelle ultime sedute. E pensare che fino a poche settimane fa, il corso delle azioni FonSai era persino ampiamente sotto un euro.

Tali titoli sono stati svalutati a 3,95 euro, ossia della metà e, tuttavia, continuano ad avere a bilancio un valore pari a circa tre volte a quello reale in borsa. Ma i vertici della società spiegano che la valutazione è stata fissata sulla base dei principi contabili internazionali, che consentono, in alternativa alla valutazione di borsa, di iscrivere un titolo al suo valore, determinato dai flussi scontati di cassa attuali. Non solo. Gli esperti avrebbero ottenuto i 3,95 euro dalla media della forchetta 3-51-4,37 euro, ossia le cifre che uscirebbero fuori dalle offerte contrapposte di Sator-Palladio e Unipol. Sarà, ma come qualche giorno fa si faceva notare in Procura a Milano, i conti di Premafin si reggono malamente solo sull’adozione di super-valutazione dell’unico asset a disposizione.

E il primo effetto di tale svalutazione, che ammonta complessivamente a 437 milioni, è stato un risultato negativo del bilancio 2011 per 44o milioni. Nel 2010, la perdita era stata di 102,8 milioni.

C’è di più. Quale che sarà il piano realizzato, se quello Unipol o di Sator-Palladio, si dovrà passare per un aumento di capitale, che sarà di 400 milioni nel primo caso e di 450 milioni nel secondo (di cui 400 milioni riservati sempre agli investitori). Questo implica che per effetto della svalutazione di ieri, il capitale dei soci Premafin sarà diluito più del previsto e, quindi, che gli investitori si troveranno con una quota di gran lunga maggiore in loro possesso.

Quanto all’assemblea del 21 maggio, non c’è dubbio che il piano Unipol non rischi alcuna bocciatura e per il semplice fatto che i tre fratelli Ligresti possiedono direttamente e indirettamente il 70% delle azioni con diritto di voto, dopo che si è scoperto che anche il 20% che fa capo ai due fondi con sede in paradisi fiscali sono riconducibili alla famiglia del costruttore di Paternò.

Proprio su questo aspetto indaga la Procura di Milano, che ha aperto un’inchiesta su Salvatore Ligresti per ostacolo alla attività di controllo delle authority. Un nonnulla, rispetto a quello che la famiglia Ligresti rischia, se fossero provate le altre vicende, che starebbero emergendo dalle indiscrezioni che trapelano dall’ufficio del pm milanese, Luigi Orsi.

I giudici vorrebbero vederci chiaro su vari aspetti. Il primo riguarda una serie di operazioni di consulenza e immobiliari tra FonSai e lo stesso Salvatore Ligresti e/o società a lui riconducibili. Il sospetto è che si sia trattato di vera e propria distrazione di capitali sociali a fini privati. Sospetto irrobustito dal fatto che il collegio sindacale non ne avesse saputo nulla fino a qualche giorno fa.

Inoltre, il titolo FonSai ha subito una dinamica molto strana in borsa. Da fine dicembre, quando aveva raggiunto il suo valore minimo, a marzo, è schizzato del 75%, per effetto delle offerte di Unipol prima e di Sator-Palladio poi. Tuttavia, l’offerta Unipol è stata manifestata solo il 12 gennaio, mentre le azioni hanno iniziato a crescere da fine dicembre, il che potrebbe significare che qualcuno abbia saputo in anticipo e ci abbia fatto sopra una montagna di soldi. Secondo gli ambienti giudiziari di Milano e in via assolutamente informale, questo qualcuno potrebbero essere gli stessi vertici e azionisti di Premafin-FonSai o di Unipol.

C’è poi la questione finanziaria a preoccupare il pm, che avrebbe parlato di situazione della holding simile, se non più grave di quella del San Raffaele o del crac Cirio. Sommando i debiti di Premafin (368 milioni) e di FonSai (1,1 miliardi), si arriverebbe a una cifra altissima, anche senza tenere conto degli altri 400 milioni di debiti di Sinergia, la cassaforte dei Ligresti, azionista anch’essa di Premafin.

Il Tribunale di Milano, al momento, non sarebbe intenzionato a chiedere il fallimento della holding per il solo fatto che sono in corso due operazioni di salvataggio contrapposte. Tuttavia, qualora Consob e/o Isvap non dovessero rilasciare le rispettive autorizzazioni, mettendo in forse tali operazioni, i giudici non ci penserebbero due volte a chiedere istanza di fallimento per la galassia dei Ligresti.

 

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