I re delle truffe online (oscurati) provarono a fregare anche Napolitano e Catricalà

La storia di una delle più famose truffe online era già piuttosto nota, ma si è arricchita oggi di un risvolto imprevisto e curioso. Tutto iniziava sul sito www.italia-programmi.net, dove decine di migliaia di ignari navigatori, previa registrazione con nome, cognome ed indirizzo email si recavano per reperire software gratuito. Una prassi ricorrente per la maggior parte dei siti web che offrono un servizio, nulla di particolarmente sospetto se non fosse che un bel giorno si cominciava ad essere importunati da inquietanti messaggi che invitavano a regolarizzare la propria posizione, pagando per le prestazioni usufruite, o meglio per un “abbonamento” sottoscritto senza nemmeno saperlo, altrimenti da parte dei gestori si prospettava il ricorso alle vie legali.

Il fenomeno aveva raggiunto proporzioni notevoli, anche grazie alla spavalderia della società detentrice del sito che non aveva remora alcuna ad avvalersi anche di AdWords, il network pubblicitario di Google che a tutt’oggi è il più potente mezzo per reclamizzare un prodotto in rete.

Allertate, le associazioni dei consumatori cercavano di avvisare e tranquillizzare i malcapitati, ma spesso la paura di trovarsi invischiati in problemi giudiziari spingeva molta gente ad acconsentire alle richieste, secondo l’Antitrust almeno 25 mila “vittime” che hanno scelto nel tempo di pagare mediamente alcune centinaia di euro attraverso un bonifico con tanto di causale che veniva inserito nelle missive, insieme alle improbabili minacce di citazione in giudizio. Il Garante della concorrenza e del mercato ad agosto 2011 dispose alla società Estesa Limited di mettere bene in risalto la NON gratuità dei servizi offerti, anche a seguito di centinaia di denunce ormai depositate da utenti inferociti. Ma secondo gli inquirenti ciò non bastò, visto che trucchi e trucchetti continuavano, arrivando addirittura a tenere esposte le diciture sui pagamenti di giorno (quando l’Antitrust poteva controllare) ed eliminarle di notte, durante le ore di maggior traffico sulla rete. Tanto va la gatta al lardo… alla fine è arrivata la maxi multa da 1 milione e mezzo per “pratiche commerciali scorrette”, trasmettendo anche gli atti alla Procura di Roma, ed il sito al momento è stato oscurato e sequestrato.

Per i furbacchioni della rete la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata però il 6 febbraio scorso, quando una insolita richiesta di pagamenti è arrivata addirittura all’inquilino del Quirinale: il Presidente della Repubblica. Avremmo tutti voluto assistere ad una scena che nemmeno Maurizio Crozza ha mai immaginato durante le sue celebri imitazioni: un minaccioso sollecito di pagamento, una richiesta di bonifico presso una banca di Cipro per 96 euro più 8,5 per spese di recupero, da inviare entro il 23 febbraio, a carico proprio di Giorgio Napolitano che ovviamente non ne sapeva nulla ed ha subito inoltrato la segnalazione alle forze dell’ordine.

Ma non è la prima volta che un personaggio famoso si trova coinvolto in questa vicenda: anche il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, quando ancora era presidente dell’Antitrust aveva dichiarato a “Striscia la Notizia” di essere stato importunato dal sito, pur non avendovi mai acceduto.

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