Siria: Assad dice “no” al ritiro delle truppe

Bashar al-Assad dice “no” al ritiro delle truppe governative, a meno che non pervengano delle garanzie scritte da parte dell’opposizione. Solo alcuni giorni fa sembrava che Assad avesse accettato la proposta di Kofi Annan, l’inviato speciale dell’Onu e della Lega Araba, ma nelle ultime ore c’è stato il dietrofront del presidente siriano. Queste le dichiarazioni che arrivano da Damasco: “Affermare che la Siria richiamerà i soldati il 10 aprile non è corretto. Kofi Annan non ha ancora presentato garanzie sullo stop alle violenze da parte di gruppi terroristici armati”.

Nel frattempo, la violenza imperversa su tutto il territorio siriano: solo nelle ultime ore, gli scontri hanno provocato almeno 31 morti, tra cui 12 civili. Gli arresti da parte delle truppe governative proseguono: si parla di 200 uomini in manette solo nella giornata di ieri. L’opposizione al regime di Assad fa sapere che le vittime della settimana appena trascorsa sono mille, la maggior parte delle quali civili.

Dalle truppe che lottano in opposizione al regime arrivano notizie incoraggianti: il colonnello Qassem Saad al-Din, uno dei portavoce dell‘Esercito libero siriano, ha fatto sapere che l’opposizione siriana rispetterà il cessate il fuoco chiesto dall’Onu, indipendentemente dalle scelte del governo centrale. Saad al-Din ha aggiunto però che, se i militari del governo apriranno il fuoco, le truppe dell’Esercito libero risponderanno.

Il cessate il fuoco chiesto dall’Onu prevedeva l’inzio del ritiro delle truppe il 10 aprile, con il completamente del cessate il fuoco al massimo entro il 12 aprile. Annan, dopo la sua visita in Siria, ha dichiarato: “l’escalation di violenze che si registrano in Siria è inaccettabile”. Tuttavia Assad non sembra volersi fermare: oggi è stata bombardata la provincia di Idlib, vicino al confine con la Turchia, e già si parla di decine di morti e feriti.

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