Non si farà il processo a Megaupload? Un giudice mette in dubbio la legittimità dell’operazione

Lo avevano arrestato con un assalto degno di un film d’azione, trattandolo alla stregua di un boss mafioso, con accuse pesanti che andavano dalla violazione del copyright al racket, prospettandogli anni ed anni di galera. Oggi invece Kim Dotcom, fondatore e proprietario del celeberrimo sito di file hosting e sharing Megaupload (e di tutte le sue derivazioni) apprende dal parere del giudice americano Liam O ‘Grady che potrebbe tutto finire in una bolla di sapone.  E’ il giornale New Zealand Herald a riportare oggi l’opinione del magistrato della Virginia che sta esaminando la possibilità di distruzione di tutti i file ospitati sui server dei siti sequestrati, sottolineando come gli Stati Uniti non abbiamo la facoltà di mettere sotto accusa e processare una azienda che si trova all’estero, per una banale questione giurisdizionale: “Sinceramente non sono sicuro che assisteremo mai ad un processo per questo caso” è quindi la sua conclusione lapidaria.

Non si tratta in realtà della prima “stecca” presa dai tutori della legge in questa vicenda, già un giudice neozelandese aveva infatti bloccato inizialmente per vizio di forma l’ordinanza di sequestro dei beni di Dotcom. Il corpulento proprietario del sito che un tempo era ai vertici di Internet passa intanto al contrattacco, dopo essere finalmente uscito di prigione, denunciando una perfida quanto pacchiana macchinazione ai suoi danni ordita dalle major dell’intrattenimento, che avrebbero indotto l’amministrazione Obama ad approvare un blitz illegale ai suoi danni, promettendo favori elettorali.

Hanno rovinato il mio business perchè sgradito alle grandi compagnie, distrutto 220 posti di lavoro, siamo già stati condannati a morte senza alcuna possibilità di ribattere in aula e anche se saremo considerati innocenti, e lo saremo, i danni che abbiamo subito non potranno essere riparati” dichiara Kim alla stampa, mentre l’ipotesi della sua estradizione si allontana, la prospettiva di vedersi processare in patria per accuse più lievi sta prendendo forma e l’Fbi rischia uno smacco storico dopo aver già subito un danno di immagine per una azione oggettivamente esagerata, perlomeno nel metodo ancor prima che nel merito.

Intanto, oltre a tutto questo, la Electronic Frontier Foundation, associazione che si occupa di problemi della rete, denuncia ancora una volta la disdicevole situazione della sterminata platea di ignari utenti (comprese piccole aziende) che utilizzavano Megaupload come legittimo deposito dei propri files ed improvvisamente se ne son visti inibire l’accesso fino alla probabile distruzione delle loro preziose informazioni.

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