Antitrust ferma fusione Unipol-FonSai: concorrenza a rischio

L’autorità Antitrust, presieduta da Giovanni Pitruzzella, ha imposto una sospensione alla fusione prevista da Unipol con Fondiaria Sai, Milano Assicurazioni e Premafin, ossia la galassia finanziaria della famiglia Ligresti. Per la terza volta dalla sua istituzione nel 1990, l’authority si è avvalsa dell’articolo 17, cosa che in precedenza era accaduta solo nel 2002, quando erano state sospese le fusioni tra Tele+ e Stream TV e poi tra Autogrill e Restop. La sospensione è valida per i prossimi 45 giorni, ma dovrà essere seguita da altri 30 giorni, cioè quelli necessari all’Isvap per effettuare una sua valutazione autonoma dei rilievi e del piano presentato da Unipol. Nel caso in cui i soggetti coinvolti non si attenessero allo stop, rischierebbero una sanzione pari fino al 10% della raccolta premi. L’invito ad astenersi dall’attuare l’operazione riguarda anche Generali, per le ragioni che vedremo.

Anzitutto, secondo l’Antitrust, qualora Ugf si fondesse con le compagnie assicurative dei Ligresti (FonSai e Milano Assicurazioni), si ritroverebbe in una posizione dominante sul mercato interno, sia per il segmento Rc Auto che per quello vita.

Sul primo, avrebbe il 50% della raccolta premi, seguita da Generali. Sul secondo, la quota di mercato sarebbe del 27%, contro il 16% di Generali. Ora, in virtù dei legami tra i due gruppi, secondo l’autorità non ci sarebbero più stimoli affinché si mettano in atto strategie di competizione. Infatti (e qui c’è il fulcro del ragionamento), Generali risulta controllata da Mediobanca, ossia dallo stesso istituto che è il regista dell’operazione Unipol, che ha spinto per la fusione tra i gruppi, essendo parecchio esposto finanziariamente verso i Ligresti e che sta guidando proprio gli aumenti di capitale necessari a dare vita all’operazione. Pertanto, Piazzetta Cuccia, rileva l’Antitrust, si troverebbe in una posizione ambigua, risultando alla fine controllore sia di Generali che della stessa realtà che nascerebbe dalla fusione tra Unipol e FonSai, a forte restringimento della concorrenza sul mercato.

Rispetto alle attese, che parlavano di un semplice obbligo di dismissione di parte della rete agenti, la presa di posizione dell’authority è molto più tranciante e dura, palesando una sorta di “peccato originale” dell’intero piano e lasciando intravedere un possibile diniego definitivo.

Nel comunicare la decisione, si evidenzia come siano vietate anche le operazioni prodromiche alla fusione. Per effetto di tale previsione, quindi, non dovrebbero essere possibili né l’aumento di capitale di Premafin, né la ristrutturazione dei suoi debiti, né ancora l’effettuazione dei concambi. Più complessa è la situazione dell’aumento di capitale di FonSai, che è stato previsto al cda del 23 dicembre 2011, sebbene poi sia stato legato imprescindibilmente alla fusione, tanto che l’ultimo cda del 24 aprile aveva escluso lo scenario stand alone, smentendo quanto la stessa Giulia Maria Ligresti, consigliere dimissionaria, aveva dichiarato lo scorso 20 marzo, a proposito di una ricapitalizzazione, indipendentemente dalla fusione con Unipol.

E sul punto bisogna ricordare che esiste un accordo con Mediobanca, la quale si è assunta la responsabilità di guidare il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 1,1 miliardi, ma a patto che ciò porti alla fusione con Bologna. Ora, proprio questi aspetti creerebbero una situazione controversa, per la quale, prendendo alla lettera la decisione dell’authority, pare che nemmeno la ricapitalizzazione della compagnia possa essere attuata. Va da sé che quella prevista per un pari importo per Unipol non avrebbe senso, se lo scenario della fusione non si materializzasse.

Ma adesso che fare? Non è un mistero che la Procura di Milano abbia rinviato la sua decisione di chiedere istanza di fallimento per Premafin, visto che vi era sul mercato un piano di salvataggio, ad opera di Unipol. Se questa prospettiva dovesse allontanarsi, il pm Luigi Orsi potrebbe chiedere il crac, mettendo la parola fine a qualsiasi piano.

Resta in campo poi l’offerta alternativa di Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, a capo rispettivamente delle società Sator Real Estate e Palladio Finanziaria, le quali detengono complessivamente l’8% di FonSai e che avevano depositato agli inizi di aprile un memoriale in cui esponevano le loro perplessità, a proposito del doppio ruolo di Mediobanca e delle incongruenze del piano Unipol.

La loro posizione si rafforza decisamente, essendo state accolte totalmente le loro ragioni, sebbene la loro offerta resti vincolante fino al 30 aprile.

Bisogna vedere se lo stop imposto dall’Antitrust possa essere considerato un presupposto per Premafin e FonSai, affinché si possano visionare altre offerte, alternative a quelle Unipol, visto che con Bologna era stata firmata un’esclusiva, valida fino al mese di luglio e in virtù della quale non è stato possibile per gli organi societari procedere a una formale trattativa con Sator e Palladio.

75 giorni di stop al piano potrebbero essere poi un’eternità per i mercati, che già da oggi potrebbero attenzionare negativamente i titoli delle società dei Ligresti, determinandone un tracollo a Piazza Affari.

E aldilà della sospensione, questa vicenda rimarca il fatto che resta il nodo dei doppi incarichi tra Unicredit, Mediobanca e Generali, che rischia di fare saltare alcune poltrone, per effetto del decreto “Salva Italia”, approvato il dicembre scorso.

 

 

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