Monti a Merkel: deroghe al Fiscal Compact per crescere ed aiutare le piccole imprese

Durante il convegno sullo stato dell’Unione europea a Firenze, Mario Monti lancia l’idea di una deroga di tre anni al Fiscal Compact, una eventualità che non dovrebbe “spaventare” la cancelliera Angela Merkel in quanto non rappresenterebbe un pericolo per il pareggio dei conti dello Stato. Investimenti su specifici settori, quindi, sarebbero “esentati” dalle discipline di bilancio imposte dalla Ue, un progetto denominato “golden rule” (regola d’oro), ed il premier cita in particolare gli investimenti sulla banda larga come uno dei primi obiettivi italiani. Secondo Monti la crescita economica deve basarsi su “Valori civili, rifuggire dall’effimero e guardare alle prospettive di lungo periodo” perchè a suo dire l’Europa non ha ancora trovato un equilibrio sostenibile nel rapporto tra crescita e disciplina di bilancio, sulle necessarie riforme strutturali e infine sullo stimolo alla domanda.

Ed è proprio sulle famose “riforme” che è arrivata la sviolinata dell’attuale presidente del Consiglio all’esecutivo guidato dal suo predecessore, a quel governo Berlusconi che avrebbe “fatto molto, ma l’Italia dovrà fare ancora di più”.

Una frase che è ribalzata sui media, ma che dai più è stata vista come un “pro forma”, un contentino, un tentativo di svelenire il clima con quel Popolo della Libertà che dopo la batosta alle amministrative lo sostiene sempre più a denti stretti, e che ha mal digerito i riferimenti abbastanza chiari alle sue mancanze, proferiti nelle scorse settimane prima sull’Ici/Imu e poi sulle responsabilità del ritardo italiano di fronte all’emergenza economica europea. In ogni caso il premier ha ribadito l’auspicio a “far presto” con tutti i provvedimenti che il suo esecutivo ha messo in cantiere ma che spesso si impantanano in Parlamento, riferendosi in particolare a quello sul lavoro, ed ha parlato di un grossissimo problema, anche umano, che riguarda le “imprese efficienti, spesso quelle piccole che sono costrette a chiudere per i debiti” e che paradossalmente sarebbero penalizzate dagli accordi europei proprio adesso che stanno per usufruire della nuova direttiva sui tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione.

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Anche in questo caso, la proposta italiana sul punto sarà quella di non calcolare i debiti delle imprese sui parametri del Patto di Stabilità e di crescita, una partita che nel suo complesso il nostro Paese potrà condurre, forse, con l’appoggio del “nuovo corso” francese guidato da Francois Hollande, che sembra piuttosto simile almeno negli intenti.

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