La Grecia e la crisi dell’Unione Europea: siamo nel momento più difficile!

In Grecia le forze politiche, vista anche la lontananza delle rispettive posizioni, non sono riuscite a creare un governo di unità nazionale, nè a trovare un accordo su un esecutivo tecnico, ed allora tra un mese saranno indette nuove elezioni.

Le tensioni crescono, la recessione aumenta ed i mercati continuano a castigare lo stato ellenico, in cui ritornano le voci di uscita dall’Euro, tutte comunque ancora da confermare. La situazione della Grecia si fa sentire nel resto d’Europa, con gli spread tra i titoli di stato tedeschi e quelli degli altri Paesi che continuano a crescere: in Italia siamo tornati vicini ai livelli dell’ultimo periodo del governo Berlusconi.

Non voglio qui tornare a spiegare per l’ennesima volta che tassi elevati d’interesse sul nostro debito pubblico renderebbero vani qualsiasi tipo di sacrifici o di tassazioni elevate, quello che mi preme sottolineare è invece l’importanza di un appello congiunto a tutte le popolazioni europee, che già stanno sconfessando elettoralmente le politiche di rigore indirettamente pro-speculazione finanziaria, perchè riescano ad ottenere dai governanti una modifica totale delle loro azioni attraverso delle forme di protesta pacifiche ma incisive e continuative, fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Ancora più in parole povere: i debiti degli Stati Europei sono detenuti dai titolari di titoli di stato, in minor parte costituiti da privati cittadini, per il resto dalle banche e dagli operatori finanziari. Meglio che siano quest’ultimi a rinunciare a parte dei loro guadagni, o si vuole continuare a cercare una soluzione attraverso l’imposizione iniqua di tasse sempre più insostenibili e tagliando ancora la spesa sociale ed i servizi pubblici, di fondamentale importanza per le classi sociali più deboli?

 

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