Accordo vicino Berlusconi-Montezemolo, PDL verso scissione?

Le agenzie di stampa di ieri sera battevano la notizia, per cui tra l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, si sarebbe già arrivati a un accordo. Tuttavia, non trapela nulla o quasi di quanto sarebbe avvenuto nelle ultime ore, mentre altri elementi giungono, con riguardo alla formazione di quella federazione dei moderati, di cui parla da settimane Berlusconi. Il dato delle amministrative avrebbe evidenziato il collasso del partito, che non sarebbe più credibile agli occhi degli elettori del centro-destra. Il forte astensionismo tra quanti prima votavano il PDL avrebbe indotto l’ex premier a ritenere orma impensabile di presentarsi alle elezioni del 2013 con questo nome e con un simbolo che non attirano più. Inoltre, anche la formula sembra non funzionare, perché l’amalgama tra gli ex An e gli ex forzisti non avrebbe funzionato e dentro al partito ci sarebbero malumori trasversali. Berlusconi teme che arrivando in queste condizioni alle prossime elezioni, non ci sarebbero spazi di recupero e si consegnerebbe il governo nelle mani della sinistra, pur essendo minoranza nel Paese.

E se divisi si perde, allora bisognerà recuperare i centristi di Pierferdinando Casini, giudicato un alleato prezioso per compattare tutti i moderati.

L’idea di Berlusconi sarebbe, dunque, di creare una sorta di alleanza-federazione, basata su più gambe. Una gamba sarebbe proprio quella dei centristi, un’altra sarebbe il nocciolo duro del PDL e un’altra ancora sarebbe data dagli ex An e altri, che potrebbero presto costituire un gruppo autonomo sia alla Camera che al Senato dei cosiddetti “malpancisti”, ossia di coloro a cui non va proprio giù il sostegno all’esecutivo tecnico. Tuttavia, non si tratterebbe solo di ex An, ma potrebbero farne parte anche altre personalità, come l’ex ministro Renato Brunetta, Maurizio Sacconi e l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini. Il gruppo potrebbe vedere tra le sue fila persino la partecipazione di Montezemolo, che starebbe mettendo insieme una squadra di personalità anche in fuga dall’area liberal del PD e del centro-destra. Insomma, una creatura un pò più complessa di quella che si è ipotizzata fino ad oggi. Il nome della figura che dovrebbe guidare questa destra più identitaria e nazionale sarebbe quello di Giorgia Meloni, ex ministro per le politiche giovanili e a capo del movimento giovanile di Alleanza Nazionale prima e del PDL poi.

Quindi, un primo passaggio per la ricomposizione del centro-destra sarebbe proprio la scissione del PDL in almeno due tronconi. Cosa che potrebbe verificarsi presto nei due rami del Parlamento. Ma si tratterebbe di una scissione guidata, finalizzata nella volontà dei dirigenti del PDL a raccogliere maggiori consensi da federati, anziché perdere una fetta di elettorato per strada, restando uniti.

Già prima del primo turno delle amministrative, il segretario Angelino Alfano aveva promesso una svolta storica, un grande cambiamento, la più grande novità dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994. Rumors vorrebbero che l’annuncio di questa svolta dovrebbe avvenire il 24 maggio, cioè subito dopo il ballottaggio. Ma cosa di preciso annunceranno Berlusconi e Alfano?

Con esattezza non si sa. Magari sarà quello relativo all’ingresso di Montezemolo in politica, anche se era stato lo stesso capo della Ferrari a stigmatizzare le parole roboanti di Alfano, che il mese scorso annunciava proprio una svolta clamorosa, sostenendo che con gli annunci non si costruisce la casa dei moderati.

In base a quanto sta avvenendo in questo scenario, pare che la Lega Nord non dovrebbe essere inclusa in una prospettiva di alleanze. Semmai già Montezemolo starebbe cercando di costruire le condizioni per sottrarre al Carroccio elettori e contenuti, avvalendosi della sua attuale associazione Italia Futura.

Ma anche Berlusconi potrebbe creare una “sua” lista autonoma, legata alla sua persona. Si chiamerebbe “Avanti, Italia”. I sondaggi darebbero questa formazione sotto il 10%, ma avrebbe il pregio, forse, di attirare alle urne quegli elettori più berlusconiani, che dalla caduta dell’ultimo governo Berlusconi non sarebbero più andati a votare.

Certo, in queste condizioni non si capisce cosa resterebbe dell’attuale PDL. Esso sarebbe smembrato tra centristi, berlusconiani, destra e, forse, altri. Pare di capire che il nome e il simbolo del PDL non sarebbero nemmeno più presentati, se non rischia solo di generare confusione e di sottrarre solo qualche voto alle altre liste.

Il centro-destra sarebbe, insomma, in grande fermento e riorganizzazione, puntando a vincere le elezioni politiche del 2013, non lasciando alla sinistra campo libero. Resta, tuttavia, il nodo del sostegno al governo Monti, che è stato assicurato ieri da Berlusconi nel suo incontro con il premier. Ma stando ai sondaggi, il 70% degli elettori del PDL sarebbe per staccare la spina a Monti e questo sarebbe alla base del crollo verticale del partito nelle amministrative e negli stessi sondaggi.

Berlusconi ritiene, però, che il PDL debba avere tempo per riorganizzarsi e impostare una campagna elettorale, mentre non sarebbe opportuno sfiduciare il governo, mentre incombe l’apocalisse sui mercati per il caso Grecia.

 

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