Beppe Grillo a Parma: sarà presa della Bastiglia

Domani e lunedì, 4,5 milioni di italiani saranno richiamati a due settimane dal primo turno delle elezioni amministrative, per scegliere il candidato sindaco tra i due rimasti in gara. Si vota in 118 comuni, di cui 19 capoluoghi di provincia, anche se le città su cui saranno concentrati i riflettori saranno indubbiamente tre: Genova, Parma e Palermo. Nelle prime due città, il centro-sinistra parte favorito, soprattutto, nel capoluogo ligure, dove Marco Doria ha quasi sfiorato la metà dei voti, ottenendo il 48,5% dei consensi. Ma è indubbio che la sfida più affascinante e forse la più imprevedibile avverrà a Parma, che esce da due amministrazioni continue di centro-destra, sotto la guida del sindaco Pietro Vignali, travolto da inchieste giudiziarie e da un buco di 600 milioni nei conti della città.

Qui, il candidato del centro-sinistra è il PD e presidente della provincia Vincenzo Bernazzoli, che ha ottenuto un buon 39,2%, contro il 19,5% del grillino Federico Pizzarotti, perito informatico, di recente approdato al Movimento a 5 Stelle di Beppe Grillo.

Una sfida inconsueta, tra un politico a tutto tondo e un “outsider”, ma proprio per questo avvincente. In più, malgrado la città sia stata per molti anni nelle mani del centro-destra, parliamo di un voto nella “rossa” Emilia. E l’attenzione mediatica è altissima, perché una eventuale vittoria di Pizzarotti segnerebbe l’inizio di una nuova epoca per la politica italiana. Ci crede Grillo, che ieri sera è arrivato in città, tenendo un comizio a Piazzale della Pace, dove ha parlato della possibilità di espugnare la città e sottrarla alle sinistre, citando la presa della Bastiglia, come riferimento metaforico per simboleggiare il significato di quanto potrebbe avvenire lunedì pomeriggio, se i dati dovessero dargli ragione.

Un voto fortemente anti-casta, come in qualsiasi altra città in cui si sono presentati candidati dell’M5S. Ma qui si arricchisce anche della diatriba sulla costruzione di un inceneritore, che il centro-sinistra sostiene essere indispensabile, mentre i grillini non lo vorrebbero. Una presa di posizione, che potrebbe attirare i voti dell’elettorato più di sinistra, che sul tema è generalmente sensibile.

Ma un aiuto potrebbe venire a Pizzarotti dalla mobilitazione sotterranea del PDL, che seppur ridotto ai minimi termini, starebbe invitando i suoi elettori a scegliere il candidato grillino al ballottaggio, in funzione anti-PD. Una scelta stigmatizzata dal segretario del PD, Pierluigi Bersani, che afferma che “la destra, dopo avere distrutto la città, invita a votare il candidato grillino”.

Se a ciò si aggiunge che anche il candidato indipendente, l’ex sindaco Ubaldi e già padre politico di Vignali, tiferebbe per Pizzarotti, pur di non consegnare la città al centro-sinistra, allora si capisce come davvero tutto possa succedere.

Forse, tra due giorni avremo appreso che il neo-sindaco della città sarà Vincenzo Bernazzoli, ma è evidente che il risultato di Grillo qui farà storia, comunque vada, perché si tratta della prima città capoluogo, in cui il movimento tenta di prendere un sindaco. Qualora, poi, ci riuscisse, è evidente che non sarebbe una seconda “presa della Bastiglia”, ma la portata di una eventuale vittoria di Pizzarotti sarebbe ugualmente dirompente. Uno, perché metterebbe in allarme il ceto politico, che oggi, come mai nella storia repubblicana, gode di enorme discredito a tutti i livelli. Due, perché sarebbe un tiepido segnale del fatto che un’alleanza implicita tra i grillini e il centro-destra avrebbe funzionato. Non tanto nelle indicazioni di voto dei dirigenti del PDL, quanto in una certa saldatura anti-politica e di malcontento che si avrebbe tra gli elettori moderati e questo inedito movimento protestatario.

E l’ultimo sondaggio Swg, in ogni caso, non lascia tranquilli i partiti in Parlamento. Rispetto al 2008, è ormai assodato che PDL e PD perderebbero fette enorme del loro elettorato, soprattutto, il primo, che sarebbe veramente decimato nei consensi. Il Terzo Polo otterrebbe il solito risultato inconcludente, come già hanno dimostrato ampiamente anche le amministrative di due settimane fa.

Grillo, invece, passerebbe in un solo mese dal 10% al 14% su base nazionale, attestandosi quale terzo partito italiano. Un balzo del 4% sarebbe enorme, anche perché parliamo di un movimento che non gode di una struttura tradizionale, anche in termini di  comunicazione.

Più che del successo (notevole e indubbio) del suo fondatore, un simile risultato sarebbe la logica conseguenza di una protesta montante e molto alta nel Paese e trasversale a tutti gli schieramenti in campo.

Al Nord, l’M5S potrebbe fare intercetta di voti dell’elettorato leghista in piena fuga, dopo gli scandali che hanno travolto la segreteria e la famiglia Bossi. Non è casuale che l’ex premier Silvio Berlusconi abbia sollecitato i suoi uomini a prendere esempio dal modo di comunicare di Grillo, perché è diretto, concreto e semplice.

Persino Luca Cordero di Montezemolo, dato in imminente discesa in campo, nell’area del centro-destra, ha affermato dalle pagine della sua Italia Futura, a non demonizzare il comico genovese, ma semmai di superarlo. Com’era previsto, queste elezioni hanno un pò spazzato via la Seconda Repubblica, rendendo palese l’attuale assetto politico e istituzionale. E Beppe Grillo potrebbe avere praterie davanti a sé, da oggi alla primavera del 2013. Vi immaginate cosa significherebbe un centinaio di deputati grillini alla Camera? Un terremoto!

 

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