Vatileaks, il “corvo” parla di altre 20 spie. Guerra contro Bertone?

E’ il terzo giorno successivo all’arresto, quello che sta trascorrendo oggi Paolo Gabriele, il maggiordomo del Santo Padre, arrestato perché considerato la presunta spia, che avrebbe trafugato documenti segreti del Pontefice e del Vaticano, facendoli uscire dal piccolo stato pontificio, per darli in parte in pasto alla stampa, ma anche in favore di altri soggetti, ancora non identificati. Gabriele è guardato a vista nella sua cella, mentre la sua famiglia, ossia la moglie e i suoi tre figli, si sono temporaneamente trasferiti ad Ostia, da parenti, per sfuggire all’imbarazzo e all’assalto mediatico. L’uomo troverebbe conforto nella preghiera continua, riportano le fonti vaticane. Tuttavia, la famiglia è molto stimata ed amata in Vaticano, dicono, ma così come lo stesso Gabriele, di cui nessuno avrebbe mai sospettato fino a tre giorni fa, quando è giunto l’arresto.

Eppure, nel suo appartamento sono stati ritrovati, durante le perquisizioni, alcuni scatoloni con documenti riservati, che il maggiordomo avrebbe sottratto in mesi di attività. Sconcerto e paura tra i cardinali, che temono determinate carte possano essere utilizzate certamente non per il bene della Chiesa.

I due avvocati che assistono Gabriele gli avrebbero suggerito il silenzio, ma con il quadro indiziario sempre più grave nei suoi confronti, pare che l’uomo abbia iniziato timidamente a collaborare e secondo alcune indiscrezioni non confermate, potrebbe avere parlato di altre venti spie dentro la Città del Vaticano. Un numero impressionante di “traditori” della fiducia di Sua Santità, che lascia intravedere un piano ben articolato per danneggiare la Santa Sede. Ma da parte di chi? Ovviamente, le ipotesi sono tante, ma nessuna è fondata su basi certe. Quel che sembra certo è che non avrebbe avuto senso un trafugamento così imponente di materiale cartaceo da parte dell’assistente del Papa, senza che ciò sia rientrato in una sorta di complotto più importante dello stesso Gabriele.

Intanto, Padre Federico Lombardi, che è il portavoce della Santa Sede, ha dichiarato che Gabriele sarà sottoposto alla legge vaticana, non a quella italiana, come qualcuno aveva erroneamente ipotizzato. E ciò perché l’uomo ha la cittadinanza vaticana e risiede nel piccolo stato.

Pare che il processo possa avvenire in tempi brevi, dopo la fase delle indagini, ovviamente. E’ stato lo stesso Benedetto XVI a sollecitare tempi rapidi, per fare chiarezza. Ma l’uomo godrebbe di tutte le garanzie previste dal codice penale del Vaticano.

E sulle varie ipotesi, svetta particolarmente quella di un complotto contro il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Pare che l’uomo non sia ben voluto da ampi settori della Chiesa, a partire dal cardinale Angelo Bagnasco, con cui non ha avuto un ottimo rapporto. Più in generale, alcuni cardinali, come Ruini, Scola, Bagnasco e Schoenborn, avrebbero suggerito al Papa, tempo fa, di sbarazzarsi di Bertone, perché questi non avrebbe quel piglio diplomatico richiesto per il ruolo. A Bertone, infatti, si rimproverano alcuni presunti passi falsi della Santa Sede, nelle prime fasi del mandato di Papa Ratzinger, come il ritiro della scomunica verso i lefebvriani.

Insomma, secondo quella che potrebbe essere l’ipotesi più accreditata, la documentazione potrebbe riguardare soprattutto le carte che provano le critiche molto dure di diversi esponenti della Chiesa all’operato del cardinale Bertone. Proprio per questo, il Vaticano è imbarazzato e teme che escano documenti che diano un’immagine di faida dentro la Chiesa e che provino che il primo ministro dello stato non sia gradito a larghi strati cardinalizi.

Fatto sta che la vicenda si è intrecciata clamorosamente con quella della presidenza dello Ior, dopo che la sera prima degli arresti di Paolo Gabriele, era stato “epurato” dalla carica il banchiere Ettore Gotti Tedeschi, sospettato di essere una presunta talpa nella storia incresciosa del “Vatileaks”. E guarda caso, a presiedere la commissione di sorveglianza cardinalizia è proprio Tarcisio Bertone, che ha di fatto sfiduciato l’ex presidente.

A dire il vero, Gotti Tedeschi è stato un uomo molto fidato di Benedetto XVI, che l’ha voluto alla presidenza dello Ior nel 2009. Tanto che dopo le dimissioni impostegli, l’uomo ha tenuto a precisare che non avrebbe parlato, per rispetto del Pontefice.

Non sarà affatto semplice gestire questa fase delicata, con la spada di Damocle di nuove carte che potrebbero essere pubblicate da non si sa bene chi e a danno di chi.

Certo è anche che se fosse vera l’indiscrezione per cui in Vaticano ci sarebbero almeno altre venti talpe, il clima diventerebbe davvero pesante nel piccolo stato, perché non solo si arriverebbe a una sorta di tutti a sospettare di tutti, ma oltre tutto ciò sarebbe la palese dimostrazione che il caso sia destinato ad essere più grande del previsto.

Ma non si vuole sentire parlare di “corvo”, a proposito delle spie, come ha pubblicato il quotidiano dei vescovi, Avvenire. L’articolo è molto amaro, perché prende atto che qualcuno per mesi ha tradito la fiducia del Papa, sebbene lo stesso quotidiano inviti ad attendere la fine delle indagini.

 

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