A tutto Lance Armstrong: “Il doping era un’ossessione. Voi italiani avete ucciso Pantani”

Senza peli sulla lingua, Lance Armstrong ha lanciato un suo documentario che andrà in onda a giugno in Europa. Duro attacco all’Italia sul caso Pantani

Sette vittorie consecutive al Tour De France, bronzo ai Giochi Olimpici di Sidney 2000 e tanti altri trofei, tutti revocati per via del doping. Questa è la storia di Lance Armstrong, il più grande truffatore della storia mondiale del ciclismo. Senza peli sulla lingua, l’ex ciclista ha deciso di raccontare tutta la sua storia in un documentario chiamato “Lance”, andato in onda negli USA ieri sera e che approderà a giugno in Europa. Pronto a tutto pur di vincere, ha infatti iniziato a doparsi già all’età di 21 anni, come lui stesso ha raccontato: “Ero stanco di perdere. Volevo vincere e non fermarmi più, era un’ossessione. I primi problemi iniziarono subito a farsi sentire, tumore ai testicoli e al cervello, ma dopo averli superati ha ripreso nuovamente. Tutti ne facevano uso, era un farmaco che ti faceva andare fortissimo senza rischi per la salute, al contrario degli ormoni che ti facevano crescere le cose buone e quelle cattive, come appunto il tumore”.

Sul rapporto con il figlio: “Luke adesso va al college ed è un talento del football americano. Se volesse parlare con me di doping? Gli direi che doparsi così giovane e a questo punto della sua carriera non conviene. E se mi dicesse che si dopa già? Beh, non saprei cosa rispondergli”.

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Lance Armstrong attacca l’Italia: “Glorificate Ivan Basso e avete ucciso Pantani”

Lance Armstrong
Lance Armstrong (Getty Images)

Nel corso del documentario, Lance Armstrong ha parlato anche dell’Italia, accusandola di aver ucciso Pantani: “L’Italia glorifica Ivan Basso, lo tiene in gran conto gli offre un lavoro e lo invita in tv. Eppure lui non è molto differente da me o Jan Ullrich. L’Italia ha demolito e ucciso Pantani, la Germania disprezza Ullrich ma ama Zabel che pure era dopato. E Pantani è morto, fottutamente morto. ” 

Parole al miele invece per Michele Ferrari: “Ho fatto tutto quel che ha detto, avevo cieca fiducia in lui. Tutto ciò di cui avevo bisogno erano i globuli rossi“.

Le tre cose di cui Armstrong si è pentito: “Ho rovinato la carriera e la vita a Filippo Simeoni, il corridore che denunciò il mio legame con Michele Ferrari. Avrei potuto metterlo in un angolo e minacciarlo, lo feci come un boss mafioso durante la diretta televisiva del Tour“. Il terzo: “Sono stato cattivo quando ho piantato mia moglie Kristine e i bambini per flirtare con la starlette di turno. Due giorni dopo aver lasciato casa ero già sulle copertine con un bicchiere in mano“.