“Bella Ciao” nelle scuole: polemiche sulla proposta di legge

Fa discutere la proposta di legge di alcuni deputati del PD che chiedono l’insegnamento di Bella Ciao nelle scuole.

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Polemiche su Bella Ciao nelle scuole (Getty Images)

Bella Ciao è uno dei canti della Resistenza italiana più famosi nel mondo, tanto da arrivare nella colonna sonora di una serie TV come “La Casa di Carta”. La sua popolarità l’ha resa uno degli elementi più riconoscibili delle celebrazioni del 25 aprile, la Festa della Liberazione.

Per questo motivo alcuni deputati hanno presentato un disegno di legge per chiedere che Bella Ciao venga insegnata nelle scuole. La richiesta, a prima firma del deputato PD Gian Mario Fragomeli, punta ad inserire il canto della Resistenza nei programmi di storia. L’argomento a cui collegare l’analisi di questa canzone è ovviamente la seconda guerra mondiale.

Alla richiesta di inserire Bella Ciao nei programmi scolastici si aggiunge anche la volontà di far eseguire la canzone dopo l’inno nazionale in alcune occasioni.

Bella Ciao, polemiche sui social per la canzone partigiana

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Gian Mario Fragomelli, deputato promotore della legge (Facebook)

La proposta di legge per introdurre Bella Ciao nei programmi di scuola ha sollevato un polverone sui social. In molti infatti hanno criticato la scelta dei deputati firmatari di presentare questo progetto di legge durante la crisi sanitaria ed economica da coronavirus. La verità, però, è un’altra. La legge è stata depositata alla Camera ad inizio aprile, per cui probabilmente la stesura della legge risale a prima della pandemia.

Un’altra critica che ha riscosso molti seguaci accusa i deputati di voler sostituire l’inno italiano, scritto da Mameli e musicato da Mario Novaro, con Bella Ciao. La legge però non prevede di sostituire l’inno d’Italia con questo canto partigiano. L’unica richiesta presente nel testo è quella di eseguire la canzone dopo l’inno di Mameli durante le celebrazioni del 25 Aprile.

Anche il leader della Lega Matteo Salvini è saltato sul carro delle polemiche con un tweet in cui accusa i deputati di avere priorità sbagliate.