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Cronaca

Omicidio Vannini, la sentenza della Cassazione: condanne e dettagli

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Maria Cristina Mastrangelo

La Cassazione ha confermato la condanna ad Antonio Ciontoli e alla sua famiglia per l’omicidio di Marco Vannini, ucciso nel 2015 a casa della sua fidanzata

La famiglia Ciontoli insieme a Marco Vannini, in basso a sinistra (fonte: Instagram)

È arrivata pochi minuti fa la sentenza definitiva della Cassazione per Antonio Ciontoli e la sua famiglia. L’uomo è stato condannato in via definitiva a 14 anni con l’accusa di omicidio con dolo eventuale. Sua moglie Maria Pezzillo e i suoi figli Martina (all’epoca fidanzata di Marco) e Federico, dovranno invece scontare 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo. La quinta sezione penale della Cassazione non ha fatto altro che confermare le condanne della sentenza del processo d’appello bis.

Giustizia è fatta“: sono state le prime parole di Marina, la mamma di Marco che quando fu ucciso, la notte tra il 17 e il 18 maggio del 2015, aveva appena 21 anni. Valerio Vannini, il papà di Marco, ha commentato dicendo che domani porterà un mazzo di fiori sulla tomba di suo figlio: “Glielo avevo promesso se giustizia fosse stata fatta“. L’avvocato della famiglia Ciontoli, Gian Domenico Caiazza, ha fatto sapere che questa sera i suoi assistiti si costituiranno in carcere.

Omicidio Vannini: la vicenda

La sera in cui Marco fu ucciso era a cena a casa della sua fidanzata Martina Ciontoli. Il ragazzo era in bagno quando il padre di lei, Antonio Ciontoli, entrò per mostrargli due pistole. Partì accidentalmente un colpo che colpì Vannini sotto l’ascella sinistra, danneggiando polmone e cuore. La famiglia Ciontoli non chiamò subito i soccorsi e quando si decise a farlo, dalle telefonate registrate col 118, si capisce come abbiano tentato di sminuire la gravità della situazione.

Dissero che era caduto e si era ferito con un pettine a punta, mentre Marco era agonizzante (i suoi lamenti si sentono anche nelle registrazioni delle telefonate) e aveva già perso due litri di sangue. I medici arrivarono a casa dei Ciontoli, a Ladispoli, due ore dopo lo sparo. La sentenza parla chiaro: Marco si sarebbe salvato se i soccorsi fossero stati chiamati immediatamente.

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Maria Cristina Mastrangelo