Guerra in Libia, il punto sulla posizione del Governo

E’ in corso in queste ore una fervente attività politica e diplomatica per cercare di pervenire ad una posizione condivisa sull’intervento in Libia.
Dopo i “quattro punti” dettati dalla Lega e la richiesta di Napolitano di un passaggio definitivo del comando delle operazioni alla Nato, il Presidente del Consiglio deve ora sintetizzare gli input che gli provengono dai suoi alleati e dagli organi istituzionali, così da proporre in Europa e all’Onu una posizione ufficiale.

L’attuale impegno dell’Italia nella vicenda libica, dalla concessione delle basi militari delle prime ore, è adesso approdato alla messa a disposizione della coalizione di 8 aerei, con la garanzia che questi verranno utilizzati esclusivamente per missioni di ricognizione.
Il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha infatti assicurato che “neanche un colpo sarà sparato dai nostri aerei” e lo stesso Berlusconi, nella giornata di ieri ha dichiarato che l’Italia non parteciperà agli attacchi armati.
Il pronto intervento italiano ha però suscitato alcuni malumori sia tra le opposizioni che all’interno della stessa maggioranza.
La Lega ha accusato il Governo di aver risposto in modo ingenuo ai richiami della coalizione guidata dalla Francia e di aver tenuto in scarsa considerazione i rapporti personali ed economici che legano a doppio filo l’Italia alla Libia. Tuttavia, accettata la linea di Palazzo Chigi, la critica si è rivolta al ruolo di egemone che la Francia ha assunto nella vicenda e si è osservato che solo un intervento coordinato dalla Nato potrebbe assicurare l’assoluto rispetto della risoluzione Onu 1973.

Agli appunti della Lega si sono aggiunte le richieste dell’opposizione di un dibattito parlamentare e di un confronto in Aula.
In particolare ciò che ha colpito i partiti della minoranza è stata la mancanza di chiarezza da parte del Presidente del Consiglio sul ruolo che il nostro Paese ricoprirà nella fase di transizione che la Libia si accinge ad affrontare.
Proprio a questo proposito, dopo le notizie giunte dal fronte, che riportano il crescere di vittime civili anche a seguito dei raid degli Alleati, il Capo dello Stato, rompendo gli indugi, si è schierato fermamente e ha richiesto al Governo di sostenere nelle sedi europee la proposta di un comando unificato della Nato.
Di fronte a queste richieste si è dunque attivato il circuito istituzionale che, nel giro di massimo tre giorni, porterà il nostro Governo ad assumere la posizione ufficiale.

La prima tappa sarà la discussione delle risoluzioni al Senato. L’aula si riunirà nel pomeriggio di domani ed ascolterà le parole del Ministro degli Esteri Frattini, prima di decidere sulle proposte presentate dai gruppi.
La stessa procedura verrà poi riproposta nella giornata di giovedì alla Camera così da permettere che anche in questo ramo del Parlamento si pervenga ad una decisione in tempi brevi.
La calendarizzazione è stata accolta in maniera positiva dalla Lega, mentre per le opposizioni dovrebbe essere direttamente il Premier a rispondere in Aula.
Nel frattempo il Governo cercherà di evitare scontri con le altre potenze, tentando di ridurre al minimo il coinvolgimento italiano negli attacchi.

Una volta però che il Parlamento lo avrà autorizzato, il Presidente del Consiglio inizierà la sua azione diplomatica che avrà come obiettivo quello di convincere Francia, Gran Bretagna e Usa a cedere la leadership ad un comando unificato, sotto l’egida della Nato.
Intanto venerdì si terrà ad Addis Abeba un incontro tra delegati dell’Unione Europea e dell’Unione Africana per tentare di elaborare una strategia comune per “mettere fine agli eccidi in Libia“.

 

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