USA: cresce pil, ma non cambia politica Fed

Gli Stati Uniti accelerano la loro ripresa nel 2010. In base a una seconda lettura dei dati del pil americano, nell’ultimo trimestre del 2010, la crescita annua sarebbe stata del 3,1%, anzichè del 2,8%, come rilevato precedentemente. Il tasso annuo di crescita del 2010, quindi, per gli USA sarebbe del 2,9, invece del 2,8% prima indicato.

La ripresa giunge dopo un 2009, con un calo del pil del 2,6%, comunque inferiore a quello di molti Paesi europei, che hanno subito una recessione anche superiore al 5%, come Italia, Germania e Gran Bretagna.

Ad avere sospinto la ripresa ci avrebbero pensato soprattutto i consumi, che nel quarto trimestre hanno subito un’accelerazione su base annua del 4%, contro il 2,4% del terzo trimestre.

Nonostante i dati, la Federal Reserve non si schioda dalla sua idea di una politica monetaria accomodante, con tassi zero, oltre a misure di svalutazione competitiva del dollaro. Ciò al fine di incentivare i consumi interni e le esportazioni, malgrado ciò comporti un aumento delle importazioni, per gli effetti espansivi sul reddito USA, e un tasso di risparmio inesistente, con il rischio inflazione dietro l’angolo, e con l’insana situazione di dipendere dagli operatori esteri per ottenere capitali freschi per gli investimenti.

Non giungono proprio a caso le dimissioni del governatore Fed di Kansaa City, tale Thomas Hoenig, l’unico del board della banca centrale ad essersi seriamente opposto alla politica accomodante di Bernanke. Ufficialmente, l’uscita di scena di Hoenig arriva dopo 40 anni di attività in Fed, per motivi raggiunti limiti di età, in quanto prossimo ai 65 anni. Ma anche i dissidi con il board federale avrebbero avuto una loro parte.

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