PDL e Lega pressano Tremonti sulle tasse

Ieri sera, a sorpresa, si è tenuto un altro vertice di tre ore tra Berlusconi e Bossi, a cui avrebbero partecipato anche Calderoli e Maroni. Obiettivo dell’incontro: trovare la quadratura del cerchio per rilanciare l’azione di governo, specie sulla questione fiscale, che rischia di diventare il “vulnus” di questo governo alla prossima campagna elettorale. La questione è sempre la stessa: la maggioranza (Lega inclusa) preme per avere una riduzione anche minima dell’imposizione fiscale sui redditi di famiglie e imprese. Tremonti risponde che non ci sarebbero le risorse e da ieri la sua posizione si sarebbe rafforzata, dopo l’invito della Commissione UE a utilizzare ogni capitolo di bilancio alla riduzione del deficit e non per altre voci. Detto in soldoni: anche se la maggioranza riuscisse a trovare la spesa da tagliare, per finanziare il taglio delle tasse, l’Europa consiglia di destinare sempre e comunque tali voci al taglio del deficit, che sarebbe una priorità assoluta nazionale. Chi ha ragione? Come se ne esce da questa situazione?

Hanno ragione entrambi. Tremonti ha perfettamente ragione nel difendere il bilancio dello stato, perchè senza di lui ci sarebbe il rischio di un “assalto alla diligenza”, ossia che la politica aumenti la spesa per fini clientelari ed elettoralistici, facendoci fare la fine della Grecia. Il punto, quindi, non deve essere questo, perchè la spesa pubblica deve diminuire e non aumentare. Mai. Il fatto è che come ci indicano un pò tutti gli studi economici, l’Italia non cresce a causa della eccessiva pressione fiscale. E se il pil non cresce, il deficit non scende e neanche il debito. Classica situazione del gatto che si morde la coda.

Come possiamo uscire da questo dilemma? Non è semplice, nè è periodo di faciloneria, ma la “quadra”, per dirla alla padana, potrebbe essere questa: lasciare che Tremonti vari la manovra triennale, che prevede il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2014, obiettivo irrinunciabile per il nostro Paese. Contemporaneamente, reperire alcune voci di spesa, non eccessive, che finanzino un taglio iniziale delle tasse, con priorità assoluta su Irpef e Irap.

Dove prendere queste voci? Iniziamo, intanto, a ridurre il numero dei nostri contingenti italiani all’estero, perchè è evidente che mantenere centinaia e migliaia di soldati nei Balcani ormai è inutile da un punto di vista fattivo e strategico, ma costa solo tanto denaro pubblico. Magari, una parte delle migliaia di uomini che potremmo richiamare in Patria, li si potrà mettere a meglio vigilare nelle acque del Mediterraneo, a contrasto dell’immigrazione clandestina. E poi, ridurre in modo netto il numero di auto blu, sforbiciare le spese di Camera, Senato, Quirinale, di enti inutili come le province. Infine, richiedere il tanto giusto “sconto”, per i soldi in più che ogni anno diamo a Bruxelles (non meno di 7-8 miliardi).

Insomma, qualche miliardo di euro lo si troverebbe, meglio di niente.