Iran, Ahmadinejad accerchiato da ayatollah

Ieri in Iran si è realizzato in via ufficiale un pesante scontro tra il presidente Ahmadinejad e la guida spirituale, l’ayatollah Khameini, potendo contare quest’ultimo di una solida maggioranza in Parlamento. L’occasione è stata la nomina del ministro degli esteri Alì Akbar Salehi di un suo vice, tale Malekzadeh, che i deputati di Teheran hanno fortemente avversato, sostenendo che sia contraria agli interessi nazionali, dato che l’uomo sarebbe in odore di arresto per reati finanziari. La nomina di Malekzadeh è stata anche all’origine della richiesta di impeachment a carico del ministro degli esteri da parte di 33 deputati. Richiesta che solo oggi, in mattinata, è stata ritirata, dopo che Malekzadeh ha inviato una lettera di dimissioni al suo ministro, ma respingendo le accuse di corruzione che gli vengono rivolte. Sempre nella seduta di ieri, poi, è stata bocciata con il 55% dei voti, la nomina di Hamid Sajadi, un ex campione di atletica, a ministro dello sport. Un’altra batosta in capo ad Ahmadinejad, sempre più contrastato dai gruppo ultraconservatori iraniani che lo stanno contrastando su tutta la linea, definendo la sua politica e il suo entourage “spazzatura”.

La clamorosa rottura di quello che in Occidente è avvertito come un connubio solido tra Ahmadinejad e l’ayatollah Khameini deriva dalla convinzione degli ultraconservatori che Ahmadinejad voglia creare una repubblica improntata a una maggiore laicità e di stampo nazionalista. In quest’ottica i timori si concentrano sull’eventualità che il consuocero del presidente, Mashaei, possa succedergli, anche truccando le elezioni parlamentari previste per il marzo del 2012.

Mashaei è considerato una delle menti del disegno di riforma della repubblica islamica, fondata sul potere della Guida Suprema dell’ayatollah, che non può mai essere messo in discussione, in quanto potere religioso.

Già oltre un anno e mezzo fa, tra Ahmadinejad e Khameini vi sarebbe stata una profonda frattura, dettata dalle violenti repressioni degli studenti, che protestavano proprio contro la rielezione di Ahmadinejad e a cui quest’ultimo si è opposto, sostenendo la necessità di un dialogo con i giovani.

Sempre dalle forze ultraconservatrici viene osteggiata la politica di apertura del presidente iraniano nei rapporti internazionali, sebbene l’attuale capo di stato di Teheran venga considerato all’estero un interlocutore impossibile.

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