I colori del tè: bianco, verde, blu-verde, nero

Attualmente nel mondo si producono oltre 3.000 tè diversi: molteplici sapori, visioni e colori a seconda del processo di lavorazione che subisce la pianta del tè. Di seguito le quattro tipologie di tè più note: il tè bianco, il tè verde, il tè oolong, il tè nero.

 

Tè bianco

Viene prodotto in quantità minime in Cina (in origine nella provincia di Fujian) e nello Sri lanka. Si prendono i germogli della pianta prima che si schiudano, si lasciano appassire, si fa evaporare l’umidità e infine seccati. Questi germogli arricciati assumono un colore argenteo e danno un tè di colore giallo paglierino.

Tè verde

Chiamato tè “non fermentato”: le foglie raccolte vengono lasciate seccare per poi essere sottoposte a un trattamento termico per bloccare le fermentazione (o ossidazione). Secondo il metodo tradizionale, le foglie vengono poste su larghi vassoi di bambù ed esposte al sole o all’aria calda per una o due ore. Quindi sono torreffatte (in alcuni casi messe al vapore) e mosse con le mani man mano che l’umidità evapora. Dopo poco diventano molli e arrotolate a formare delle palle e disposte su tavoli di bambù per poi essere rimesse nei recipienti di torrefazione, rimescolate e riarrotolate o lasciate seccare. A questo punto vengono setacciate e divise a seconda delle dimensioni.

Tè oolong (blu-verde)

Chiamato tè “semi-fermentato”. Questo tipo di tè è prodotto in Cina e a Taiwan (chiamata anche Formosa): le foglie subiscono un processo di fermentazione del 1o-12% , bloccato dopo 1 ora e mezza- 2 ore. L’oolong è sempre a foglia intera perchè non si usa l’arrotolamento come per il tè verde. A Formosa si lascia fermentare più a lungo, fino al 60-70%, mostrando così un colore più scuro rispetto a quello cinese e dando un tè più ricco e scuro rispetto all’infusione marrone-aranciata dell’oolong cinese. Le foglie vengono appassite al sole, agitate in cesti di bambù in modo che i bordi si frantumino leggermente. Poi vengono scosse e allargate in modo che si secchino e la foglia ingiallisca. I bordi, invece, diventano rossastri per una particolare reazione chimica.

(Esiste anche il Pouchong, un’altra varietà di tè leggermente fermentato in cui l’ossidazione è più breve rispetto all’oolong e si presenta a metà strada tra il verde e l’oolong. Questo tipo di tè è nato in Cina, oggi si produce soprattutto a Taiwan e viene usato come base per il tè al gelsomino o altri tè aromatizzati).

Tè nero

Chiamato tè “fermentato” (in Cina il tè nero è chiamato tè rosso per il colore dell’infuso). I metodi e le varietà cambiano a seconda della regione di produzione. Tuttavia ci sono quattro fasi comuni a tutte le diverse lavorazioni: l’appassimento, l’arrotolamento, la fermentazione e l’essiccazione. Secondo il metodo tradizionale, le foglie vengono allargate e lasciate appassire finché sono morbide a tal punto da poter essere arrotolate. Successivamente i blocchi di foglie arrotolate vengono rotti e srotolati in un luogo freddo e umido per 3-4 ore in modo che assorbano ossigeno e scatenino la reazione chimica che fa colorare la foglia da verde a nera. Infine la foglia viene messa sul fuoco per arrestarne la decomposizione e, a questo punto, le se particelle diventano nere e assumono l’odore caratteristico del tè.

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