Sukiya: la stanza per il tè

Oggi che l’industrializzazione ha reso, in tutto il mondo, sempre più difficile la vera raffinatezza, non abbiamo forse, ora più che mai bisogno di una stanza del tè?
Okakura Kakuzo, Il libro del tè

Gli ideogrammi giapponesi originari per sukiya (stanza per il tè) significano “dimora della fantasia”. Si tratta di uno spazio concreto ma effimero costruito per ospitare il sogno e la poesia. Uno spazio vuoto, da riempire.

La stanza per il tè definita anche “capanna per il tè”, è costruita con materiali molto poveri come il bambù e il legno ed è priva di ornamenti. Questo stile sostituì l’originaria chashitsu, un tipo di stanza per il tè molto sfarzosa e lussuosa, in seguito alla elaborazione del Wabicha, uno stile dell’essenzialità e della predominanza del Vuoto ad opera del maestro zen Sen No Rikyu.

La stanza del tè è costruita per ospitare cinque persone, invitati dal maestro del tè. Ci sono diversi elementi architettonici che convogliano verso questo piccolo spazio, come il portico (machai) dove gli ospiti attendono l’invito ad entrare, il sentiero nel giardino (roji) che collega il machai alla stanza del tè, un’anticamera (mizuya) dove vengono lavati gli utensili; il tokonoma, piccolo spazio dove si dispongono dipinti e fiori che hanno lo scopo di allietare l’ospite e favorire la serenità della contemplazione e del raccoglimento.

I soli apprezzamenti ammissibili relativi alla Stanza riguardano la tazza in cui si gusta la bevanda, lavorata secondo una tecnica detta raku, gli utensili più in generale, il giardino e la disposizione dei fiori nel tokonoma detta chabana, una forma di ikebana creata appositamente per la cerimonia del tè.

Prima che prevalessero gli aspetti unicamente spirituali del rito del tè in Giappone, la bevanda entrava a pieno nella vita mondana: vi erano le pratiche del tocha, un passatempo sfarzoso che consisteva nel riconoscere la varietà più rinomata di tè tra quattro offerti, quella cioè di Uji nella zona di Kyoto; e il chayorai (“incontri del tè”), riunioni degustative che si svolgevano in ambienti molto lussuosi dove vi era ostentazione dei suppellettili, in particolare di quelli provenienti dalla Cina.