Declino USA: ricorda l’America di Jimmy Carter. La svolta sarà nel voto

Queste settimane tormentate negli USA, tra crisi e nervosismo sui mercati, pubblicazione di dati poco incoraggianti sul futuro dell’economia americana, trattative infinite sul debito e il risanamento fiscale e, ultimo, il declassamento del rating sul debito, per la prima volta nella storia del Paese stanno segnando un confine temporale tra ciò che gli USA sono stati fino a oggi e ciò che da oggi iniziano ad essere. Due giorni fa, alla notizia che Standard & Poor’s aveva effettuato il “downgrading”, la Cina ha alzato improvvisamente la voce, spezzando quell’inusuale silenzio che già molti leggevano quale forma di attesa snervante a una svolta nelle ben note vicende sull’innalzamento del tetto sul debito. La reazione di Pechino è stata dura, invitando gli USA a risanare i suoi conti e accusandoli di irresponsabilità verso il resto del mondo.

E titolari dell’8% del debito americano, si sono potuti permettere di calcare la mano, senza che da Washington giungesse una replica. Come un cagnolino bastonato, la superpotenza a guida Obama ha accettato le critiche e non ha nemmeno risposto, consapevole dell’impotenza in cui il Paese è andato a sbattere.

Dentro ai confini nazionali, il clima è plumbeo. Obama è oggetto di critiche durissime da parte dei Repubblicani, mentre dagli stessi Democrats molti dubitano sulla sua leadership e sulla possibilità che egli possa ottenere un secondo mandato. D’altronde, la sfidante più radicale del GOP, Michele Bachmann, a capo dei Tea Party, lo ripete da oltre un mese: “Obama è il presidente da un solo mandato”. Un ritornello che sta diventando una sorta di convincimento tra molti americani della “middle class” e contro cui la cui iattura lo stesso presidente dovrà fare i conti tra non molto.

Eppure, non è la prima volta che l’America si trova in una fase di profondo declino, anzitutto, morale. Uscita sconfitta dalla guerra in Vietnam, con l’Unione Sovietica che allora raggiungeva la sua massima estensione d’influenza nel mondo, sotto la presidenza di Jimmy Carter (1977-1981), gli USA perdevano colpo su colpo, sul fronte dell’economia e della politica internazionale. L’ambasciata americana a Teheran veniva sequestrata dal 1979 dai pasdaran della Rivoluzione islamica e rimase occupata con tutto il suo personale diplomatico fino a ridosso delle presidenziali del 1980, quando un velivolo che avrebbe dovuto metterlo in salvo precipitava, provocando numerose vittime, naufragando il sogno della rielezione di Carter, che perse rovinosamente contro un semi-sconosciuto Ronald Reagan.

Anche allora, gli USA erano afflitti da inflazione e disoccupazione, scorati e frustrati dalla perdita di centralità e di leadership nel panorama internazionale. Gli otto anni di Reagan stravolsero la situazione. L’Urss crollò, l’America iniziò la fase di crescita più lunga della sua storia e non solo evitò il collasso, ma giunse fino ai giorni nostri quale unica superpotenza economica, militare e politica.

Obama ricorda tanto il popolarissimo (tra la grande stampa) Jimmy Carter, il presidente più progressista e filo-palestinese della storia americana. Ma durò un solo mandato e questo Obama dovrebbe tenerlo in mente. La storia non è ciclica, ma le similitudini sono tante. Che Obama sia realmente il presidente da un solo mandato?