Addio Fiat a Confindustria, l’ultimo flop di Emma la “chiaccherona”

L’annuncio è di oggi ed è piuttosto pesante. Il gruppo automobilistico Fiat uscirà da Confindustria, a partire dall’1 gennaio 2012. La notizia è stata data dall’ad Sergio Marchionne, che così conferma la volontà di abbandonare la confederazione degli industriali, che considera da molto tempo una rete di imbrigliatura, più che di protezione degli interessi aziendali.

Da mesi, infatti, Marchionne aveva chiesto ai vertici di Confindustria di permettere una politica di contrattazione aziendale maggiormente decentrata, sul modello di quanto fatto con gli stabilimenti Fiat a Pomigliano e Mirafiori. La mancanza di un accordo al riguardo aveva spinto all’inizio dell’anno l’azienda a creare una newco non appartenente a Confindustria, che ha permesso alla Fiat di regolare autonomamente i nuovi contratti, pattuiti con i sindacati.

Ma la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata la decisione insensata della presidente Emma Marcegaglia, che due settimane fa ha comunicato la contrarietà della confederazione da lei presieduta all’art.8 della manovra finanziaria del governo, che consentiva alle aziende di contrattare deroghe allo Statuto dei Lavoratori, specie all’art 18, in tema di licenziamenti, ovviamente con l’accordo delle Rsu.

La misura andava incontro alla richiesta degli imprenditori per una maggiore flessibilità del contratto di lavoro a tempo indeterminato e mirava a evitare vistosi abusi di questi anni del contratto a tempo determinato. Ma la Marcegaglia, per andare incontro alla Cgil di Susanna Camusso, ha sacrificato l’interesse delle imprese rappresentate, in nome di considerazioni “politiche”, che evidentemente saranno state giudicate del tutto inaccettabili da Fiat e non solo.

Con la fuoriuscita del gruppo automobilistico torinese, Confindustria subisce forse il colpo peggiore nella sua storia. Si pensi che negli anni Sessanta, l’Avvocato Gianni Agnelli fu addirittura presidente degli industriali. Meno di cinquanta anni dopo, la sua azienda non ne farà più parte. Un fallimento anche di immagine della gestione Marcegaglia, che in queste settimane riempie le cronache dei giornali più per le sue esternazioni politiche che per il suo operato (magro) da capo degli industriali.