Inps, giovani di oggi in pensione col 70% dello stipendio

Una notizia inattesa e una volta tanto positiva. Quante volte ci siamo detti che le riforme delle pensioni sono necessarie a garantire un assegno ai giovani di oggi, quando un domani andranno in pensione? E quante volte abbiamo sentito cifre inquietanti, per cui la pensione media di un giovane lavoratore di oggi sarebbe di gran lunga inferiore ai pensionati di oggi, circa il 20% in meno? Ebbene, adesso, rifacendo i calcoli, in seguito alle nuove riforme delle pensioni, che hanno previsto un adeguamento dell’età pensionabile per le donne del pubblico impiego (già a 65 anni l’anno prossimo), nonchè gradualmente anche per quelle del settore privato, oltre che finestre mobili, legate all’età media della vita, a interventi per le stesse pensioni di anzianità, uno studio Inps mette in luce come nel 2046 un lavoratore dipendente potrà andare in pensione con un importo pari al 70% della retribuzione, ossia grosso modo identica alle percentuali di oggi, considerate anche piuttosto generose.

Il calcolo avviene, come si sa, con il metodo contributivo, che prevede un legame tra contribuzione versata e importi ottenuti. La percentuale riscossa durante la vecchiaia scenderebbe al 54% nel caso di un lavoratore autonomo e al 57% nel caso di un precario a vita, mentre nell’ipotesi di una carriera lavorativa mista, fatta mediamente da 22 anni di lavoro dipendente, 6 anni di parasubordinato e 10 in nero, la percentuale della pensione sull’ultimo stipendio sarebbe del 59%.

Lo studio Inps, quindi, mette in luce come il problema futuro delle nuove generazioni non sia tanto lo schema pensionistico, che anzi conserverebbe intatti i benefici delle passate e attuali generazioni di pensionati, quanto l’importo medio delle retribuzioni, legato ad altri fattori.